• Barbara Fabbroni

Io e il cibo: un incontro impossibile fino a quando … accade la magia …


Nella mia professione, e non solo, mi sono chiesta tante volte perché il rapporto con il cibo ha un corollario così potente di emozioni e al tempo stesso di delusioni.

Capita nella maggior parte dei casi che le migliori intensioni cadano in mille e più coriandoli di delusione. Come se il puzzle complicato del rapporto con il cibo metta in gioco un’infinità di cose. O meglio metta in gioco la vita stessa, il rapporto con se stessi, con l’altro e con il mondo.

Ben sappiamo che il nostro rapporto con il cibo è il rapporto più antico che abbiamo. Ci accompagna lungo tutto il percorso della nostra vita. Al tempo stesso è sicuramente il rapporto più importante che abbiamo. È il primo significativo rapporto con l’altro che sperimentiamo. Dal cibo dipende totalmente il nostro benessere, psichico e fisico, il nostro rapporto con l’altro e con il mondo.

Nostra madre è il primo “altro” con cui istauriamo un rapporto mediato oltre che dall’affettività dal cibo. Se quel seno cui ci attacchiamo ma ancor più cui siamo legati da un rapporto di corpo-nel-corpo (Fabbroni, Stati dell’Io Fetali, EUR, 2013) non è nutritivo e soddisfacente, non stimola e non ristora, il rapporto con esso e di conseguenza con tutto ciò che comporta è alterato da una cattiva interiorizzazione iniziale.

Infatti, quando il rapporto con questa nostra fonte di vita attraversa paradigmi turbolenti, entrano in gioco una miriade di emozioni, decisioni, sensazioni che vanno a incidersi profondamente nel nostro essere persona. Un essere persona che non attraversa solo la relazione con il proprio sé ma anche e soprattutto con l’altro e il mondo.

Se pensiamo al significato della parola rapporto ci rendiamo conto che raggruppa una serie di situazioni. Situazioni che passano dal significato profondo dell’amore, dell’intimità, della comunicazione, della familiarità, del dialogo, della comprensione, del piacere, dell’eccitazione, della crescita, dell’empatia fino a giungere al dolore, all’abbandono, al litigio e molte altre ancora, che indicano gli aspetti meno piacevoli dello stesso.

Il termine rapporto è una parola che racchiude molteplici aspetti e significati dell’essere umano. Conduce nella declinazione del senso e del significato dell’incontro. Ogni rapporto con l’altro è sempre un incontro.

Pertanto il rapporto con l’altro sia esso piacevole sia esso spiacevole si rapporta in maniera profonda al nostro rapporto con il cibo. Ovvero si rapporto all’antico incontro con l’altro materno che parte dal momento della gestazione fino all’incontro con la nascita e perdura durante tutto il ciclo di sviluppo.

Potremmo dire che non esiste rapporto che non abbia il suo linguaggio attraverso il cibo e la gestione di esso. Se nostra madre ha nutrito le nostre fami (in senso analitico transazionale) in maniera adeguata, il rapporto con il cibo sarà un rapporto sano. Al contrario se ciò non è accaduto sarà un incontro costruito all’interno di una particolare declinazione.

Così il rapporto che la persona organizzerà con il cibo, partendo dalla sua esperienza negativa, potrà condurre verso:

  • Il mangiare in eccesso fino a quando lo stomaco non scoppia,

  • L’abbuffarsi in maniera indiscriminata basta che sia cibo,

  • Il mangiare spinta dall’emotività poiché è difficile la gestione delle emozioni che invadono la propria vita,

  • Lo stare a dieta all’infinito senza risultati alimentando un circolo improduttivo che intrappola per tutta la vita,

  • La paura di dire il proprio peso,

  • L’angoscia di salire sulla bilancia e vedere un numero che riconferma l’insuccesso costante e continuo nonostante mille e più sacrifici.


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