• Barbara Fabbroni

Attacchi di fame: come fare, cosa fare, come gestirla


Può accadere che le emozioni siano unite all’assunzione di cibo, tanto che molte persone utilizzano il cibo per sostenere le emozioni che la vita propone. Le emozioni e il loro ventaglio di sensazioni diventano il territorio dove la vita può attraversare omenti intensi così che il cibo diviene il portavoce di questa difficoltà.

Il cibo, la fame di cibo da sempre ci lega a nostra madre. È un legame antico. Il bambino/a quando nasce, e non solo, ha un legame privilegiato con il nutrimento materno.

Il nutrimento della madre non è solo un nutrimento di cibo, è un nutrimento d’amore, d’affetto, di comprensione, di protezione, di stimolo e motivazione. Il soddisfacimento di questi bisogni rassicura il bambino/a facendolo sentire amato, voluto e riconosciuto.

Ci sono situazioni che implodono nella vita delle persone o difetti nell’incontro con l’altro, sin dalla più tenera età, che possono promuovere un meccanismo di soddisfacimento e una fame di cibo che va di là dalla fame reale per la sopravvivenza.

La fame di cibo legata alle emozioni da sedare o sostenere ha alla base una grande sofferenza psichica. Il cibo diviene alimento compensativo, ovvero quel nutrimento che funge da amore in mancanza dell’amore reale.

Controllare gli attacchi legati al bisogno di cibo per gestire le emozioni è difficile ma non impossibile. Un primo passo è distinguere la fame reale dalla fame emotiva.

La persona che vive un momento particolare della vita o semplicemente se deve affrontare delle difficoltà che promuovono in lei una serie di emozioni, può accadere che va alla ricerca di un qualcosa che funga da sostegno.

La caramella, il cioccolatino, il pacchetto di crackers, il cucchiaio di nutella sono alimenti che tamponano e anestetizzano le emozioni di difficile gestione.

Però può accadere che se la difficoltà continua e non c’è un’elaborazione adeguata, le giornate si trasformano in uno spuntino continuo, dannoso sia per la linea sia per la salute. Quest’atteggiamento mostra la declinazione della fame nervosa.

Se il bisogno di mangiare accade nei momenti in cui ci sentiamo meno gratificati o in periodi di particolare stress si tratta quasi certamente di fame psicologica che nasce dall’esigenza di anestetizzare le mancanze (non solo affettive).

Il cibo viene così divorato. Tanto da ingerirne una grande quantità che riempie il vuoto creato dalla mancanza.

Le ricerche sono concordi nel ritenere che la fame nervosa si sviluppa nella prima infanzia. Compito essenziale della mamma è comprendere quando il bambino avverte un reale bisogno di mangiare e quindi soddisfi la fame porgendogli il seno o il biberon, evitando di offrirgli il cibo quando il pianto infantile non è effettivamente una conseguenza della fame.

Se la madre non è attenta nel comprendere il reale bisogno del bambino/a, è probabile che il figlio crescerà senza essere capace di elaborare una giusta identificazione della fame. Ciò condurrà a non riuscire a distinguere tra la sensazione di fame vera e quella di fame psicologica.

Così, nell’età adulta diversi stati d’animo come l’ansia, la tensione, la collera, le difficoltà, saranno interpretate nel modo sbagliato con conseguente assunzione eccessiva di cibo.

Potremmo distinguere alcune tipologie di fame:

  • la fame per noia

  • la fame per rabbia

  • la fame per dolore

  • la fame per tristezza

  • la fame per ansia

  • la fame per mancanza

  • la fame per sensi di colpa

Alla base di tutte queste fami c’è un unico fattore comune: la mancanza di accoglienza, di comprensione, di protezione, di stimoli, di motivazioni e di soddisfacimento reale dei bisogni espressi durante il periodo infantile.

Il discorso da affrontare sulle diverse organizzazioni delle fami a seconda dell’emozione vissuta è di ampia riflessione. Qui è interessante comprendere come gestire e affrontare in maniera protettiva l’arrivo della fame psicologica.

Se gli attacchi di fame sono molto rari (una volta o due l’anno) può anche essere che l’umore e l’emozione non c’entrino per niente. E non c’è da preoccuparsi troppo.

Quando la fame nervosa si presenta frequentemente, non lascia tregua e diviene un pensiero e una modalità comportamentale ossessiva può essere utile tenere un diario alimentare.

Nel diario scrivere:

data, ora, luogo, persone presenti, sintomi, reazioni, emozioni, cibo ingerito, quantità.

Sarebbe interessante scrivere sul diario ogni volta che questa situazione si presenta, anche se fosse continua.

Il diario ben compilato offre informazioni interessanti sulla dinamica dell’innesco del problema. Il medico o un professionista del settore potrebbe offrire un contributo importante per sciogliere quest’atteggiamento che con il tempo potrebbe provocare spiacevoli conseguenza sia al fisico sia alla propria salute psichica.

Per fortuna esistono rimedi che possono aiutare a superare ed elaborare le emozioni negative. Lo yoga, la meditazione, le tecniche di rilassamento corporeo o anche, più semplicemente, un po’ di attività sportiva regolare e costante è di grande aiuto nell’affrontare queste problematiche.

Inoltre ci sono dei cibi che aiutano a contrastare l’attacco di fame nervosa.

È importante non saltare mai i pasti. Evitare di riempire la dispensa con dolciumi, cioccolato, pane, focaccia, caramelle, cioccolatini, biscotti e quant’altro possa far cadere nel vortice del cibo compensativo.

Acquistare verdure, frutta, yogurt magro. Bere molta acqua durante la giornata. Mangiare pasti piccoli e frequenti durante il giorno. Dormire di più, quando possibile, è molto utile. Prima di coricarsi si beve una bella tisana calda e rilassante. Poi pensare che la vita propone situazioni difficile ma che è possibile cambiare il punto di osservazione così che quel problema, quella difficoltà possa avere una sua soluzione.


0 visualizzazioni