• Barbara Fabbroni

My secret diary in the city© Vivere in una piccola città


Dopo mesi di caldo intenso arriva un po’ di freschezza.

Questa mattina, il cielo è coperto di nuvole. Lasciano pensare a una cascata di pioggia in arrivo. Sono uscita molto presto. La notte è stata agitata. Avevo voglia di camminare alla ricerca di frammenti di mondo.

Difficile, in una piccola città, trovare qualcuno che possa incuriosirti alle sette di mattina.

Si svegliano con tranquillità. La frenesia delle metropoli sembra non toccarle. Hanno tempi più dilatati.

I caffè illuminano i loro locali pacatamente. Le brioches calde appena sfornate profumano le strade.

Tutto è incastonato in un tempo ritmato da precise scadenze.

I netturbini si muovono lungo la strada del centro storico raccogliendo le buste dei rifiuti messe con precisione accanto alla porta di casa.

Alle sette e zero sei, Paola, la netturbina palermitana, raccoglie il sacchetto in Via Mazzini 69.

Paola è una bella e giovane donna. Laureata in filosofia e lettere antiche. Non trovando lavoro si è trasferita in Toscana alla ricerca di un possibile progetto. Non è stata molto fortunata. Non si perde d'animo. Affronta la vita con determinazione.

Come sempre sorride. Lei è solare e simpatica. Tutti le vogliono un gran bene.

Nonostante siano anni che compie lo stesso rito, non ha ancora conosciuto la strana persona che disegna con pennarelli indelebili le buste, dove mette i rifiuti. Sembrano opere d'arte.

Stamani il sacco bianco ha colori autunnali. Un paesaggio collinare è dipinto come se fosse in attesa di un significativo cambiamento di tempo. In lontananza s'intravede un gruppo di case in pietra contornate da cipressi altissimi. Il tipico paesaggio dei colli senesi.

Paola compie la stessa operazione che ormai fa da anni. Tira fuori dalla sua tasca un sacchetto nero di plastica. Apre con cura la busta dipinta. Versa i rifiuti nel nuovo sacchetto. Lo chiude. Lo mette nel cestello della sua apetta. Scrolla con mano decisa la busta svuotata. La piega. La ripone all'interno del suo giacchetto.

Risale nella sua apetta e va al palazzo accanto. Scende. Raccoglie i sacchetti. Li mette nel cestello. Risale. Parte. Così, di palazzo in palazzo, fino alle dieci di mattina quando rientra alla sede scaricando i rifiuti raccolti.

Ogni mattina lo stesso rituale fintantoché un giorno accarezzato dal tipico sapore autunnale trova, nel sacchetto dipinto, anche un biglietto.

Il biglietto è di un colore delicato. Apre la busta che porta il suo nome. Curiosa non comprende. Tira fuori un foglio di carta pregiata piegato in quattro parti.

Legge. Alza la testa. Lui è affacciato. Le cala un cestino di vimini. Lei guarda dentro. Ha il cuore in gola per l'emozione. C'è il suo numero di telefono.

Legge: "Ciao, sono Paolo, se ti va chiamami".

Paola alza la testa. Non c'è più nessuno. Il cesto di vimini è caduto a terra con la corda avvolta su se stessa. Tentenna. Riguarda ancora verso la finestra. Non c'è nessuno. Mette il biglietto in tasta. Incuriosita. Perplessa. Divertita. Con una nota di timore che la sta invadendo.

La giornata si conclude come sempre alle dieci. Torna a casa. Una doccia. Si veste. Va a correre nel parco vicino a casa. Ha le cuffiette dell'iPod all'orecchio. Ascolta la sua musica preferita mentre si allena.

Corre. Stamani sembra una gazzella. Leggera e morbida.

La sua testa vaga. Cerca di capire la strana situazione che da tempo sta vivendo con quell'uomo che le ha dato il numero di telefono questa mattina (...)


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