• Barbara Fabbroni

Dalla paura al panico


Cara Dottoressa, le scrivo. Ho avuto una brutta esperienza. Due giorni fa ho passato tutta la notte al pronto soccorso. I medici quando mi hanno dimesso mi hanno detto che ho avuto un attacco di panico. Mi hanno prescritto degli ansiolitici e mi hanno consigliato un percorso di terapia con uno psicologo. Dopo la morte di alcune persone care che si sono susseguite nell’arco di brevissimo tempo, credevo che fosse tornata un po’ di tranquillità, anche se a volte la sera in casa mi prendeva un po’ di ansia per la vita. Ho pensato che dipendesse dagli eventi vissuti e non ci ho fatto molto caso. L’altra sera invece ho dovuto chiamare il 118 e mi hanno portato in pronto soccorso. Sono molto a terra. Sono una persona sola. Da sei mesi ho perso anche il lavoro. Ho la fortuna di avere avuto una buona eredità, quindi non ho problemi economici. Tuttavia, le mie giornate sono completamente vuote. Un saluto, Fabiola

Cara Fabiola, l’attacco di panico oggi una delle problematiche psicologiche più diffuse. Si manifesta attraverso una reazione neurofisiologica tipica della paura, aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, tremore, affanno, la cui durata varia dai tre ai dieci minuti al massimo, senza che esista realmente alcun tipo di circostanza che possa giustificarla, semplicemente ciò che la innesca è l’idea di poter improvvisamente morire o perdere il controllo e impazzire. Nell’attacco di panico il picco non arriva all’improvviso, inizia con una leggera ma fastidiosa sensazione generata dal pensiero improvviso di poter morire o impazzire che la persona cerca di allontanare da sé. La paura di potersi sentire male innesca un meccanismo emotivo forte. La persona comincerà ad ascoltare il proprio cuore oppure porrà l’attenzione sul respiro. Tutto questo amplificherà a sintomatologia portando a volte a crisi intense di panico. I consigli che i medici del pronto soccorso le hanno dato sono sicuramente buoni. Le consiglio di rivolgersi a un terapeuta con il quale potrà valutare e affrontare il nucleo alla base della sua esperienza sintomatica. Un saluto, Barbara


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