• Barbara Fabbroni

Le emozioni e il cibo


Molte volte difronte a persone che portano problemi legati alla sfera delle emozioni che ricadono nella gestione difficile del cibo mi sono chiesta come fare, cosa fare per aiutarle a superare quest’incrinatura nel rapporto con il cibo?

Rapporto che se si perpetua all’infinito diventerà una voragine che le risucchia e da cui è impossibile uscire.

Sono anche convinta che i lunghi percorsi di analisi, molte volte, lasciano una fessura aperta, dove potrebbe, se non ben gestito, radicarsi ancor di più il disagio. Inoltre, non tutte le persone possono o vogliono affidarsi all’aiuto di un altro così restano bloccate nella loro posizione vivendo una vita faticosa. Così ho pensato a piccoli suggerimenti che possono aiutare l’altro a focalizzare la difficoltà e a prendersene cura. Una sorta di autoaiuto.

I passi da fare per focalizzare il problema sono efficaci per fare consapevolezza del problema con il cibo.

Prendi un quaderno. Costruisci una griglia. In cima scrivi le cose che trovi qui sotto:

  • Essere cosciente del problema.

  • Sentirsi motivati a trasformare un problema in una risorsa.

  • Essere consapevoli che lungo il percorso potranno esserci alti e bassi.

  • Smettere di portare avanti una battaglia infruttuosa.

  • Smettere di combattere una guerra contro se stesse, si è quello che si è.

  • Essere saggi e al tempo stesso accoglienti verso questo problema.

  • Fidarsi se stesse e delle proprie capacità.

  • Chiedi aiuto.

  • Non pretendere tutto e subito, il cambiamento richiede gradualità e tempi adeguati.

  • Trova delle strategie per renderlo più interessante ed eccitante.

  • Affronta le difficoltà e gli ostacoli tenendo presente la tua meta.

  • Non torturarti se qualche volta puoi cadere in errore ma riparti da dove sei arrivata.

  • Sii saggia, credi in te, ricordati che volere è potere e accadrà la magia che desideri da tanto tempo.

Una volta che hai composto la tua griglia, sotto i titoli scrivi le tue impressioni, le tue difficoltà, cosa provi, come ti senti, che reazioni stai avvertendo dentro di te.

Ti accorgerai stai pretendendo troppo dal cibo. Come se rappresentasse la soluzione a tutto e a tutti i tuoi problemi.

Dopo aver scritto ciò che ti è venuto in mente fatti una domanda: cosa vuoi dal cibo?

Una volta che ti sarai risposta prova a immaginarti come saresti una volta risolto il problema.

Che cosa potresti fare? Come ti vedi fisicamente? Come potrebbero essere i rapporti con l’altro e con il mondo? Che scelta farai ogni volta che dovrai decidere cosa mangiare?

Una volta svolti i due esercizi riponi tutto in un cassetto. Prenditi tre giorni di libertà da tutto: pensieri, bilancia, immagine fisica, cibo, aspettative.

Vivi come se tu non avessi più il problema con il cibo, con la tua immagine corporea, con la bilancia.

Dopo questi tre giorni riprendi il tuo quaderno. Non rileggere quello che hai scritto giorni prima. Vai in una pagina nuova e scrivi: sto davvero vivendo tutto ciò che voglio dal rapporto con me stessa e con il cibo?

Qualunque sia la risposta non rileggerla. Chiudi il quaderno. Riponilo, dove era stato messo tre giorni prima.

Riprendi la tua vita pensandoti fuori dal problema. Costruisci la relazione con te stessa e con gli altri come se tu fossi fuori dal problema peso, dieta, bilancia, immagine del corpo.

Il rapporto con il cibo è un cambiamento continuo così come è un cambiamento continuo il rapporto con l’altro. Spesso richiede molti sforzi e molto tempo.

È una prova importante. Per molte persone affrontare l’argomento peso, immagine del corpo, mangiare fino a scoppiare, mangiare in preda all’emotività, abbuffarsi, mettersi a dieta all’infinito organizza all’interno della propria esistenza la sensazione di vivere in una prigione, dove il carceriere è il cibo.

La sfida continua per arrivare a un’immagine corporea e a un peso ideale si configura come una chimera cui tendere senza mai raggiungerla. Così la trappola diviene un perfetto carcere, dove si sconta una pena altissima. La pena è la perdita di se stessi. Il segreto per uscire fuori dall’insoddisfazione intrappolante è far diventare una risorsa ciò che è la causa dello smarrimento e della detenzione: il cibo. Il cibo sarà un alleato e non più un nemico da sconfiggere a tutti i costi. È la strada che conduce alla crescita di se in rapporto a se stessi e all’altro. Solo così tutto tornerà in equilibrio e armonia.


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