• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Esibizionismo pepe del sesso


Essere riconosciuto, riconoscere l’Altro da sé promuove il riconoscimento di sé. Esserci per l’Altro è un bisogno antico che ogni persona necessita di nutrire e soddisfare. Quando non è appagato può condurre a organizzare una risposta protettiva che può portare verso un nutrimento compensatorio.

Così il mostrarsi all’Altro nell’affamata ricerca di riconoscimento può condurre a un comportamento esibizionistico.

L’esibizionismo, inteso come il piacere di mostrarsi all’Altro, è una forma di rispecchiamento sia erotico sia dell’esserci che mostra in tutta la sua declinazione il perturbante bisogno sia di essere riconosciuto sia di essere desiderato dall’Altro.

L’esibizionismo, oggi, rappresenta un aspetto cruciale dell’esserci che non solo interessa l’aspetto affettivo-relazionale ma anche l’ambito sociale attraverso il mostrarsi mediatico sia nei Social sia nei Talk Show sia nei Reality che mettono in luce l’aspetto evidente della corporeità come oggetto di desiderio e riconoscimento.

Così in questo palcoscenico mondano ritroviamo le angolazioni delle emozioni più profonde sedate dalla presenza estetica. Una presenza estetica che s’impone come unico aspetto di riconoscimento.

Il corpo è mostrato senza censure. La vita privata è messa in rete. Sotto i riflettori si gioca la partita dell’essere a due.

Ci si innamora e lascia pubblicamente. Ci si corteggia sotto gli occhi curiosi degli altri. Si mostra la propria fisicità in programmi televisivi che mettono a nudo non solo l’immagine del corpo ma anche l’interiorità.

Non a caso certi programmi televisivi catturano un vasto pubblico di ascolti.

Così soddisfare il bisogno ancestrale di riconoscimento ha condotto in viatici imperfetti, dove il tutto acquista un sottofondo perverso creando corpi-oggetto, emozioni di plastica, sentimenti dati in pasto alle telecamere, amori vissuti pubblicamente.

Ci si corteggia sotto lo sguardo dell’Altro rompendo ogni schema privato.

È l’autoviolazione della privacy, una sorta di estorsione dello sguardo dell’Altro che conduce a cavalcare l’onda dell’esibirsi per poter esistere.

L’Altro è ridotto a puro oggetto del proprio sé poiché solo così la persona si sente riconosciuta.

J. P. Sartre ci è maestro quando ci dice che il nostro corpo è sempre guardato, fotografato, pietrificato dallo sguardo dell'Altro. Oggi l’era mediatica assorbe e restituisce al meglio questo bisogno. Esibire se stessi per catturare lo sguardo dell’Altro.

Il corpo è una continua esibizione. Un esibizionismo che coincide con la vita stessa e che non possiamo evitare in nessun modo ma solo vivere con più o meno gioia o angoscia.

L'eccessiva attenzione per la propria immagine, diversamente da quello che si può credere, non denuncia tanto il narcisismo del soggetto, ma una sua ferita che esige di essere compensata. Questi soggetti per esistere devono conformarsi all’ideale che lo sguardo dell’Altro gli impone come normativo.

Pensate all’uso di Facebook, WhatsApp e Instagram, che in Italia stanno conoscendo una fortuna formidabile. Questi tre luoghi digitali sono diventati il palcoscenico delle vanità quotidiane. Lì la persona sente di esistere. 24h su 24 è online, sotto lo sguardo di colui che si incuriosisce. Una costante ricerca di sorprendere per afferrare l’interesse e la curiosità dell’Altro.

Io esisto sono se tu ti accorgi di me. Solo se ti interesso come corpo. Solo se ti stimolo la curiosità di seguirmi attimo dopo attimo all’interno del mio tempo quotidiano.

Le stories diventano la finestra nel mondo dell’Altro. Catturano lo sguardo, i pensieri, i sogni. Esibirsi allo sguardo dell’Altro è diventato un’ossessione che condiziona la vita di ogni persona cucendo addosso abissi di solitudine. La società è in preda a un attacco di esibizionismo acuto che si ripercuote anche nell’intimità. Se un tempo la seduttività esibita in una relazione affettiva eccitava oggi è a disposizione di tutti gli sguardi che popolano i Social, i Reality, i Talkshow. Così quel pepe spruzzante di eccitazione si perde in una bulimia di presenza esibita che crea solo insoddisfazione.

La nostra società mostra la sua profonda ferita. Abbiamo bisogno di sentirci esistere in un mondo liquido, dove tutto si consuma con un click perdendo di vista il vero significato dell’incontro con l’Altro.


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