• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Mi lasci? E io vado con il primo che passa


La separazione è un viatico doloroso che può condurre a percorrere vari itinerari.

Saper elaborare la separazione tornando a vivere in maniera soddisfacente e appagante è importante. Per poter riprendere in mano la propria vita bisogna andare oltre il dolore elaborando la sofferenza così da poter nuovamente investire nel presente riprogettando al meglio il futuro.

Nella nostra epoca separarsi e divorziare è divenuto un fenomeno quasi di costume, una pseudo normalità che accade alla maggior parte delle persone. L’intensità di quest’esperienza e lo tsunami che ne consegue può promuovere un vero e proprio trauma. Si può passare dalla chiusura totale al vivere in maniera libera senza più regole e remore.

Questa ambivalenza è frutto del dolore che la separazione provoca. È, infatti, un vissuto intenso da non sottovalutare. Solo chi ne fa quest’esperienza può comprendere il profondo significato.

Enrico Brignano ci consiglia di fare come il Chihuahua della zia, evitando, preliminari, innamoramento, incontro romantico, il tutto deve essere bruciato nello spartiacque di pochi minuti. Come se l’amore e l’innamoramento non appartenesse più al nostro essere persona. Così si evitano le sofferenze, i fallimenti, i sensi di colpa e così via.

Per chi subisce e vive una separazione il futuro diventa nebuloso. Il presente non è un granché. La stabilità diventa incertezza.

Quali meccanismi di difesa possono entrare in gioco in questo momento così dirompente e significativo per l’esistenza?

Come è meglio affrontarlo? Divertirsi? Cercare un porto sicuro? Buttarsi tra le braccia della prima persona che s’incontra illudendosi che possa essere per sempre? Saltare da un incontro all’altro senza costruire nulla di nutritivo? Chiudersi in se stessi lontani dal mondo? Comportarsi come un adolescente che cerca di riacciuffare il tempo passato? Abbandonarsi a una nuova vita fatta di serate in discoteca, cene, locali, aperitivi, fine settimana ritagliati all’insegna del divertimento? Quale via da percorrere è quella che può condurre prima possibile fuori dal dolore?

Quando incontro Giuseppe per la prima volta, sin da subito ho la sensazione di trovarmi difronte a un adolescente intrappolato in un corpo adulto. Troppo adulto per la sua età anagrafica. Cinquantasette anni. Un matrimonio fallito. Una seconda convivenza naufragata dopo dieci anni.

Stimato professionista. Un’ottima posizione sociale. Molte amicizie influenti. Il desiderio di costruire finalmente una famiglia solita e sicura naufragato ancora una volta.

La sua ultima relazione finisce all’improvviso, senza preavviso. Il classico colpo di scena che squarcia il cielo azzurro di un caldo fine settembre.

Dopo un’estate trascorsa al mare nella casa di famiglia, Marta, la compagna di Giuseppe, rientra in città. Nulla lascia immaginare una frattura così dolorosa.

Durante tutto il periodo estivo Giuseppe corre da lei ogni fine settimana.

Trascorrono piacevoli serate in compagnia di amici.

Lei si mostra innamorata. Solare. Simpatica. Sempre molto attenta ai bisogni del compagno. Gli amici invidiano la loro sintonia. Eppure qualcosa è dissonante.

Giuseppe racconta che Marta, con la scusa di un periodo di esaurimento, passa alcuni giorni della settimana in pieno isolamento.

“Ho bisogno di ritrovare me stessa. Se non rispondo non preoccuparti. Voglio superare questo mio momento di smarrimento”, così le dice la compagna quando per giorni durante la settimana non risponde al cellulare.

Giuseppe non comprende. Marta appare felice. Radiosa. Non mostra segni di inquietudine. I fine settimana sono sempre molti tranquilli e leggeri.

Lui ha piena fiducia in lei, pertanto non insiste, accetta ciò che gli dice.

Così tornata in città, la mattina seguente Giuseppe non trova Marta in casa. Guarda ovunque. Lei non c’è. Sul tavolo di cucina trova una lettera. L’apre. Una frase gli buca l’anima come se fosse la lama tagliente di un coltello.

“Ti lascio. Sono follemente innamorata di Antonio. Il mio avvocato ti farà avere tutto quello che serve per le pratiche di separazione”.

Da quel momento Giuseppe crolla in un dolore intenso. Profondo. Non comprende. È costretto ad accettare la situazione. Ogni tentativo si fa vano.

Dopo qualche settimana di totale naufragio cambia completamente rotta.

Si scrive in palestra. Inizia a frequentare nuove persone. Passa da un aperitivo all’altro. Trascorre il fine settimana nei locali più esclusivi. Colleziona un avventura sentimentale dietro all’altra. Si sente pieno di vita come un adolescente che assaggia per la prima volta la possibilità di sentirsi un eroe.

Dopo qualche anno però si accorge che la sua vita è completamente allo sbando. Riaffiora in maniera straziante il dolore. Così chiede aiuto. Vuole uscire da questa gabbia priva di emozione. Desidera ritrovare se stesso. Vuole ritessere la sua vita con linee più solide e rassicuranti.

Così inizia un percorso di terapia affrontando i temi della sua perturbazione emotiva.

Racconta: “Ho voluto distrarmi dal dolore. Non fa bene. Ho vissuto come vive un adolescente ma ho cinquantasette anni”.

Come si fa a superare il dolore della separazione, senza lasciarsi travolgere da un comportamento che conduce in un percorso impervio?

La consapevolezza e la comprensione di sé, la compassione per il proprio dolore sono le coordinate che declinano un’elaborazione produttiva per affrontare la separazione.

Il dolore va attraversato e non coagulato in una modalità comportamentale che stordisce. Attraversare il dolore protegge da guai più grossi. Perché? Una separazione è un evento traumatico, toglie lucidità.

Trovarsi a vivere un evento dirompente come quello di Giuseppe porta a vivere cinque fasi di passaggio che conducono a uscire dalla crisi.

- Negazione e rifiuto. Perché proprio a me? Dove ho sbagliato? Cosa avrei dovuto fare?

- Rabbia e risentimento. In questa fase può strutturarsi una modalità comportamentale che conduce la persona a vivere come se fosse un adolescente alla ricerca di forti emozioni che plachino il dolore. È una fase molto delicata.

- Patteggiamento, negoziazione, tentativo di riavvicinamento. Vediamo se ancora c’è possibilità di costruire comprendendo gli errori fatti.

- Depressione. Periodo dove tutto appare faticoso, incerto, privo di progettualità.

- Accettazione. Così è se vi pare e allora perché non vivere? Lasciare il passato nel passato e guardare al futuro con nuovi progetti leggeri e soddisfacenti.

Queste fasi possono presentarsi più e più volte ripetutamente in diversi momenti e magari anche contemporaneamente l’una con l’altra.

Non dimentichiamoci che le persone hanno emozioni da gestire e queste sono, a volte, così dirompenti che l’unica possibilità è quella di bloccarle attraverso un comportamento compensatorio come potrebbe essere quello messo in atto da Giuseppe nel momento più difficile della sua vita.


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