• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

The Clan


Molti mi scrivono chiedendo consigli. Raccontano la loro vita. Narrano le pene d’amore. Giorni fa, apro la posta elettronica, c’è una lunga e-mail che, sin dalle prime parole, m’incuriosisce. La leggo, lasciando le altre in attesa. Mi sorprende lo stile, la profondità con cui la narrazione si articola, gli aggettivi perfetti, le metafore giuste, i tempi imperfetti che diventano incisivi ed evocativi.

Il racconto si snoda come un romanzo breve dove si dipana, parola dopo parola, la storia di una famiglia che, seppur all’apparenza appare perfetta, nasconde zone di buio e chiaroscuri, trappole e inganni, tornaconti e apparenza alto-borghese. La storia di una grande famiglia che nonostante i cambiamenti resta ancora ad attaccamenti antichi.

La lettura scorre fluida, tuttavia dopo un po’ un taglio netto interrompe il racconto. Una domanda arriva improvvisa come un fulmine nel cielo estivo.

“Che cosa è la famiglia? Un inferno o un paradiso d’amore? Un luogo sicura o una trappola ingabbiante senza più orizzonte?”.

Le domande sembrano più una riflessione interiore appese nel vuoto di parola nell’attesa di una risposta.

Il racconto riprende con la sua trama intrecciata da mille e più situazioni lasciando, però, un sottofondo incomprensibile dove la mente ritorna senza risposta alcuna.

Paola, la donna che scrive, è separata da Antonio ormai da venti anni. Lui si è sposato altre due volte e attualmente ha una nuova convivenza con una giovane donna Australiana, di tre anni più giovane del loro primogenito.

Lei, come molte donne sposate a uomini importanti, con il divorzio ha ottenuto, oltre che un mantenimento da favola, la possibilità di continuare a utilizzare il cognome dell’ex marito.

Pur essendo un uomo dalle passioni facili, Antonio considera Paola la moglie per eccellenza. Hanno trascorso insieme diciotto anni. Quattro figli. Tra di loro un’amicizia forte e inossidabile nonostante il burrascoso divorzio.

«Antonio è l’uomo della mia vita – scrive Paola - anche se non siamo più sposati da tempo. Tutt’oggi è il mio punto di riferimento così come io, per lui, sono il porto sicuro. Nessuna delle sue nuove mogli o fidanzate occupano il mio stesso posto. Io sono parte integrante della sua vita e lo sarò per sempre».

Continua: «Antonio ama le donne. È più forte di lui, ne è attratto come se fosse una dipendenza. Con me è rimasto fedele per ben diciotto lunghi anni fintantoché non è arrivata Samantha. Dopo il nostro matrimonio, mi ha immediatamente fatto spazio all’interno delle sue aziende affidandomi un ruolo importante. Il tradimento è stato svelato dalla diretta interessata attraverso vari post di Facebook e Instagram. Un fulmine che mi ha travolta, non sono riuscita a superarlo. Così l’ho lasciato. Ho chiamato gli avvocati e ho subito depositato i fogli per la separazione (…) I nostri figli sono i perni su cui le aziende del mio ex marito ruotano. Per lui sono indispensabili - scrive Paola con orgoglio - Sono cresciuti con le giuste regole e sani principi. Non li ho mai viziati. Conoscono il valore e il rispetto del denaro. Sono cresciuti con il significato profondo del senso di appartenenza alla famiglia».

Verso la fine della e-mail Paola scrive: «Non invidio le altre donne di Antonio. Io, diversamente da loro, ho ancora un posto speciale nel suo cuore e nella sua vita. Non dormo più con lui ma c’è qualcosa di più profondo che ci unisce. Ci ameremmo per sempre».

La particolarità di questa e-mail che non chiede nulla. Non ci sono quesiti a cui rispondere. È solo una narrazione di vita condivisa. Tuttavia, è riuscita a smuovere una miriade di domande che navigano a vista nella mia mente senza trovare la giusta collocazione e una soddisfacente risposta.

Quale strana forza tiene unita questa famiglia che dal racconto appare come un clan che ruota intorno a un’unica persona?

Perché Paola ha bisogno di tenersi attaccati al cognome dell’ex marito?

Quale strana dinamica di dipendenza si è strutturata all’interno di questo gruppo? Perché Paola è ancora così essenziale nella vita di Antonio?

Le dinamiche del gruppo famiglia è variegato. Ci sono famiglie che creano dei veri e propri clan dove il tutto ruota intorno a un unico soggetto. Potremmo pensare a una sorta di dipendenza da un oggetto d’amore che passa dal benessere alla celebrità, dal “posso avere tutto se sto ancora dalla sua parte” al “perché devo sparire nonostante la separazione, io ci sono ancora! È lei (il nuovo arrivo) che ha preso il mio posto”. Oppure semplicemente è un fatto di affinità. L’amore può sfiorire ma il legame e la stima restano nonostante tutto.


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