• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Alla faccia di chi ci vuol male


Il web è il nuovo mondo dove rifugiarsi e trovare quello spazio esistenziale che sfugge alla realtà. Lì siamo ciò che desideriamo essere. Una proiezione dell’idea di noi stessi giocata tra parole, immagini, commenti, mi piace ed emoticon più o meno fantasiose.

Sarà capitato anche a te che frequenti il web e i social network di imbatterti negli “haters”.

Profili nascosti sotto nickname improbabili, agiscono indisturbati commentando le discussioni con argomentazioni fondate su un odio violento e immotivato.

È un atteggiamento di forte disprezzo e provocazione, che inquina le discussioni on line creando un’atmosfera densa di tensione.

I social network per i più sono uno spazio di evasione, dove le infinite scorie psichiche che abitano l’individuo trovano terreno fertile per essere depositate a scapito dell’altro.

L’odio intenso che si ritrova in queste situazioni estreme mostra evidente l’esistenza nell’individuo di un disagio per non dire disturbo che in quel territorio trova la via per essere espresso.

La persona che agisce aggredendo l’altro con tutto il suo odio mostra la sua fragilità attualizzando un comportamento di natura primitiva. Una forma di bullismo comunicativo dove la fisicità è celata dallo schermo del mondo virtuale.

La prepotenza verso qualcuno che sembra debole e diverso fa sentire forte e al tempo stesso riconosciuto dal branco dei seguaci.

Rosario Fiorello è stato chiaro su questo fenomeno dichiarando che chi critica sul web «è gente che pensa ore per fare una battuta ma non sarebbe in grado di confrontarsi in diretta. Non hanno coraggio, si nascondono dietro la tastiera di un computer».

Ecco la vera identità degli “haters”: individui arrabbiati che utilizzano l’odio verso l’altro per esserci ed esistere.

Quando e come è nato questo fenomeno che sta travolgendo il web?

Gli internet haters sono quelli che odiano su internet. Hanno scelto sei categorie bersaglio per sfogare con i loro messaggi la sete infinita di odio verso donne, omosessuali, ebrei, immigrati e diversamente abili.

Federico Ruffo affronta questo fenomeno su “Far Web, i guerrieri della rete” con l’intenzione di comprendere come arginare questo fenomeno violento e discutibile.

I guerrieri della rete sono un popolo nel popolo che, appoggiate le mani sulla tastiera, odiano. La rete è divenuta un gigantesco lavatoio, dove le pulsioni negative trovano terreno fertile attecchendo come un virus che si diffonde a macchia d’olio. Lì non c’è censura, l’interlocutore non è presente, non è fisicamente di fronte a colui che offende, pertanto i suoi sentimenti non sono significativi, non sono presi in considerazione, non c’è scambio d’incontro ma solo un attacco ben mirato.

Una vittima preferita è Bebe Vio, campionessa paraolimpica di scherma. È per così dire la vittima perfetta, famosa, disabile, molto visibile in TV e nei social. Un gruppo di Facebook incitava a utilizzare violenza verso di lei tanto da portarla a fare denuncia.

Pensiamo alla polemica Lucarelli e Fedez giocata a suon di messaggi più o meno forti sui social.

L’articolo sulla maratona dei tre giorni della coppia Ferragnez a Noto, non ha solo procurato alla Lucarelli le risposte esplosive del rapper (facilmente rintracciabili nei social), ma una serie di attacchi e manifestazioni d’odio che vanno dagli insulti alle minacce.

Un evento impensabile per la dirompenza che ha prodotto tanto da portare la Lucarelli a valutare questo caso di hating. Ben sappiamo che lei è molte volte attaccata ma certamente questa volta la situazione si è sviluppata in maniera molto più preoccupante.

Anche Nadia Toffa è caduta nella rete degli haters. Le polemiche sulle reali condizioni di salute della giornalista hanno creato una sorta di viralità di commenti tanto da insinuare verità diverse dalle reali. Una bagarre che non si ferma anzi acquista sempre più forza e vigore.

Accuse pesantissime, dubbi, commenti inopportuni gettano un velo di odio e malelingue sulla sua salute.

Paris Hilton è sempre fonte di ispirazione per i guerrieri della rete. Ereditiera senza arte né parte, che (a trent'anni suonati) non ha ancora capito cosa vuole fare nella vita. Su di lei ne abbiamo sentito di tutti i colori e adesso che pare sia prossima alle nozze sicuramente si scateneranno le lingue più biforcute.

Kim Kardashian seguitissima via social, attira l’attenzione dei followers solo perché sono affamati dei suoi scandali, delle sue trasformazioni, della sua vita studiata ad hoc per mantenersi sempre in prima linea.

Cosa dire di Gigi Hadid? Gli haters sono i follower più attenti. Lei risponde con grazia e fermezza, continuando la sua vita senza lasciarsi avvolgere dalle malelingue.

La situazione diventa più complicata laddove gli attacchi vengono indirizzati alle persone comuni.

I personaggi famosi pur venendo attaccati in continuazione hanno dalla loro una visibilità importante che protegge la loro individualità. Quando la stessa cosa accade a una persona comune può diventare un vero e proprio abisso di dolore e condurre la persona in un abisso senza ritorno.

Il cyberbullismo ha portato molte persone ad agire gesti estremi perché non capaci di fronteggiare i vari attacchi e le pressioni subite. Il vero dramma che non solo gli adulti sono vittime di questa situazione ma anche gli adolescenti e i preadolescenti. Questo è un rischio enorme per l’integrità psichica dell’individuo che può attraversare un momento di fragilità senza aver in sé gli strumenti per reagire.

Cosa fare? Come fronteggiare questi vissuti?

Dal mio punto di vista non ci sono né strategie né tanto meno alchimie particolare. La rete è una risorsa ma se mal gestita può diventare la trappola più soffocante che un individuo possa incontrare.

Il consiglio è mantenere sempre ben saldo il mondo reale, cercando di vivere il virtuale nella giusta dimensione.

Attualmente il virtuale è divenuto l’unico vero spazio proprio reale. Dietro ogni post c’è la propria vita, il proprio esserci, la propria inconfondibile natura.

Insultare, odiare, attaccare l’altro conduce a creare un personaggio che pur mascherato da una falsa identità si riconduce sempre alla persona che agisce.

Attaccare chi non la pensa come te, ti conduce a costruirti un profilo da intollerante.

Le parole sono pallottole e hanno conseguenze molte volte imprevedibili. Ciò che dici può essere un’arma o una carezza.

Ogni persona che abita il mondo dei social è libero di scegliere se ferire l’altro o rassicurarlo, se insinuarsi nella sua vita per distruggerla o se porsi solo come un conoscente che condivide nella rete situazioni.

Condividere è una responsabilità.

Aumenti la visibilità dentro al tuo mondo reale e alla tua vita. Solo restando nell’autenticità e nell’equilibrio non alimenterai l’odio, l’invidia e la disapprovazione.

Il rispetto dell’altro è fondamenta essenziale di vita. Se qualcuno ha un’opinione diversa puoi esprimere il tuo disaccordo, senza offenderlo ma con un confronto autentico e rispettoso. Insultare non è comunicare. Si può comunicare in tanti modi anche utilizzando il silenzio.

Le nostre opinioni sono parte di noi, dobbiamo rispettarle così come dobbiamo avere rispetto dell’opinione altrui. A volte scegliere di tacere è il miglior commento che si possa fare. Ricorda che attaccare e aggredire non è una buona difesa per le proprie idee.


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