• Barbara Fabbroni( on Visto)

Anedonia, Il male oscuro di Loren Del Santo


“Io penso che sia importante poter parlare e spiegare quanto successo per ritrovare la forza di essere forti”.

Lory del Santo ci offre la possibilità di accedere al suo mondo intimo, aprendo la porta del suo cuore, dove affetti, amore, progetto, presenza si coniugano armoniosamente nel nucleo familiare.

È proprio lì, nello spazio intimo della famiglia che si gioca drammaticamente un’ulteriore esperienza di vita che segna indelebile un tracciato che mai potrà essere ricucito.

È uno strappo lacerante la morte di un figlio!

Lory questo ben lo sa. Ha vissuto quest’esperienza anni fa. Oggi quel dolore ben riposto negli scaffali del suo vissuto si riapre a una nuova esperienza che dà un taglio netto alla sua vita.

Come le tele di Lucio Fontana, lacerate da uno o più squarci verticali, che invece di indicare distruzione stanno piuttosto per delle possibili aperture verso l’altrove, verso una terza dimensione oltre i limiti imposti dalla violenza della vita.

Così, come lei stessa narra in un’intervista commovente e al tempo stesso densa di insegnamento, “è importante poter parlare e spiegare …” affinché sia possibile aprirsi verso l’altrove.

“Lui non c'è più – continua la Lory del Santo - il suo cervello si è spento, non riusciva più a prendere nessuna decisione. Per questa grave patologia cerebrale si è tolto la vita”.

Non solo il cervello di Loren si è spento, con lui le luci della vita si sono completamente oscurate travolgendo la madre, il fratello, gli amici e le persone che lo hanno amato.

Un buio nel buio. Un abisso di dolore e impotenza.

Quel buio che all’improvviso ha oscurato ogni cellula, ogni parte di mondo, ogni emozione regalando solo sensazioni di profondo smarrimento è anche quell’àncora cui Lory si sta aggrappando con tutta se stessa cercando di intravedere un timido spiraglio di luce.

Dall’isolamento totale al viatico della parola per poter finalmente spiegare cosa ha travolto il figlio Loren portandolo a un gesto così estremo, così impensabile, così straziante.

Lui che si è sempre dimostrato un ragazzo intelligente, ricco di capacità, pronto a camminare nel mondo della vita, studiava e viveva a Miami, nonostante il suo affacciarsi all’esistenza fu sin da subito faticoso essendo nato prematuro.

Eppure dopo diciannove anni condivisi con i suoi affetti, in Loren esplode dirompente una particolare patologia dal nome “Anedonia”. Rimasta racchiusa in lui si evidenzia senza dare alcuna avvisaglia. Pronunciare questo nome, nella sua modulazione se vogliamo armoniosa, non lascia ipotizzare una patologia così terrificante che porta alla degenerazione delle cellule cerebrali.

Cerchiamo di comprendere che cosa ha travolto Loren.

L’Anedonia è l’incapacità, parziale o addirittura totale, di provare appagamento o interesse per attività comunemente ritenute piacevoli, come ad esempio dormire, nutrirsi, socializzare, ascoltare musica o il sesso. È in primo luogo un disturbo dell’umore. Tuttavia può essere annoverata tra le malattie mentali, quali schizofrenia o i disturbi della personalità. Ma la stessa predisposizione è stata riscontrata anche nei pazienti con problemi di alcolismo o tendenti all’abuso di sostanze stupefacenti. Al tempo stesso viene correlata a sintomi come:

•perenne senso di malinconia

•tendenza all’isolamento

•rabbia

•ansia

•paura.

Significative risulterebbero le caratteristiche genetiche, ambientali, culturali e sociali, che, a causa dell’interazione reciproca, contribuirebbero alla sua insorgenza clinica nei pazienti.

Ecco che Loren si è trovato intrappolato in un meccanismo psicologico che lo ha condotto verso la morte.

Adesso è il tempo di “riprendermi” dichiara Lory del Santo.

Come può una madre riprendersi da un lutto così immenso?

Non c’è alcuna ricetta. Esiste solo la capacità di non arrendersi anche difronte all’abisso più infinito. È attraverso la tessitura di nuove possibilità che quella trama sdrucita e interrotta può riprendere un senso e una nuova forma.

Nulla si perde, tutto resta. Sta alla persona trovare la giusta alchimia per riuscire a intravedere una nuova strada.

Mi torna in mente la poesia di A. Machado che sembra raccontare ciò che Lory del Santo comunica al mondo affinché nulla venga profanato con false interpretazioni, con pregiudizi, con quell’indifferenza che conduce solo a giudicare.

I drammi non vanno giudicati ma compresi, accolti e consolati. C’è sempre un perché.

Così “Viandante, sono le tue orme. Il cammino e nulla più. Viandante, non esiste sentiero: si fa la strada nell’andare. Nell’andare si segna il sentiero. E, voltando lo sguardo indietro, si scorge il cammino che mai si tornerà a percorrere. Viandante, non esiste sentiero, solo scie nel mare”. (A. Machado, 1912)

Lory del Santo combatte con un destino crudele. Nonostante tutto lei difende con forza e determinazione il coraggio delle sue scelte come quella di partecipare al Grande Fratello Vip nonostante il lutto recente. Ne offre una spiegazione convincente, vera, condivisibile.

Il suo è un aprirsi ancora una volta una nuova strada verso la vita che per giorni e giorni ha abitato fuori dal suo mondo di dolore.

È la fatica del sentiero che potrà nuovamente condurla a trovare quella pace interiore che adesso fa fatica a trovare un approdo. È facile comprendere il suo stare, basta ascoltare il suo respiro faticoso, le parole che si cuciono l’una all’altra come piccole perle fatte di lacrime, concedendo al pubblico di ascoltare la sua intimità più profonda.

La meta non è importante ciò che conta è il viaggio.

È stato importante il percorso con Loren seppur breve. Insieme sono giunti nella sinuosa linea del loro essere insieme. Questo ha reso immortale l’incontro tra Lory e suo figlio Loren.

Il dramma visto da questo punto di vista non annulla l’altro anzi lo rende ancora più forte e determinato. È un labirinto di possibilità dove tutto diventa esistenza possibile anche oltre il confine del corpo.

Lory aggiunge con gli occhi lucidi e la voce tremula: “Io ora devo riprendermi, devo incontrare le persone. Mi hanno detto che stare segregata nel mio dolore non mi può fare che male”.

Ed è proprio così dal buio se ne esce solo se ci prendiamo per mano affrontando il mondo che sta fuori e andiamo verso il faticoso mondo dello sguardo dell’altro.

Cosa altro aggiungere se non:

Grazie Lory. Grazie della tua esperienza. Grazie dell’insegnamento che ci stai offrendo. Grazie di questo tuo esserci così trasgressivo e al tempo stesso profondo e unico.


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