• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Posa plastica


Tutto ruota intorno alla ricerca di mostrarsi al mondo perfetti. È aspetto fondamentale della vita. Dobbiamo assolutamente esserci, essere visti, riconosciuto ma soprattutto piacere!

L’epoca che stiamo vivendo regala un nuovo culto del bello e del corpo ben scolpito. Rappresentano, infatti, l’essenza del bisogno che abita dentro alle persone.

La ricerca della perfezione è ancor più alimentata dal mondo Social.

Instagram dove la bellezza è messa in primo piano e passaporto per le influencer e le blogger più in voga.

Facebook contenitore del proprio mondo vissuto dove tutto è postato sotto gli occhi di tutti come in un abbuffata bulimica di occhi che osservano, giudicano, apprezzano, esprimono interesse.

Snapchat con i suoi meravigliosi ritocchi che levigano anche il viso più vissuto rendendo tutti perfettamente perfetti.

Il regno indiscusso della palestra dove oltre a fare attività fisica si mostrano le perfezioni raggiunte.

Le infinite varietà di creme per il corpo che fanno a gara con abbronzature artificiali.

E l’immancabile chirurgia estetica! Culto assoluto sia di donne sia di uomini di ogni età, estrazione, provenienza.

Questi sono gli strumenti che permettono alla persona di apparire perfetta allo sguardo dell’altro stimolando curiosità, interesse (almeno questa è la grande illusione) e invidia per chi non riesce a ottenere il risultato voluto.

Se, qualche anno fa, Paolo Sorrentino ci ha regalato “la grande bellezza” non certo bisogna confondere l’essenzialità del bello che oltrepassa i secoli con la ricerca ossessiva che accade attualmente.

Anche perché oggi assistiamo al bisogno della chirurgia estetica o al ritocchino tanto che possiamo dire “non vivo più senza te, anche se poi diventi la mia ossessione”!

“Kalòs kài agathòs” ci ricordano gli antichi Greci.

La vera bellezza è l’insieme interiore ed esteriore della persona. Oggi l’individuo cerca la bellezza come unica via per essere accolto e accettato dal mondo.

La chirurgia estetica sembra la via principe per costruire e recuperare l’autostima.

Però la linea di confine tra normalità e dipendenza è molto sottile tanto che il rischio di andare oltre è facilissimo.

Cosa porta le persone (uomini e donne di tutte le età) a ricorrere alla chirurgia estetica?

Ascoltando i racconti dei singoli si mostra una similitudine di bisogni anche tra individui diametralmente opposti. Così il ritocco, l’interventi diventano il porto sicuro dove attraccare iniziando a vivere la vita desiderata.

Così la paura della sofferenza, del l’invecchiamento, la crisi del rapporto di coppia, un tradimento, il voler apparire, l’influenza dei massimi media, l’esser single sono tutti fattori che conducono, prima o poi, ad aprire la porta della chirurgia estetica.

Varcata quella soglia diventa abitudine ricercare sempre di più la perfezione.

Poiché l’impatto che la bellezza fisica ha sulla nostra vita è molto potente.

Non è un mistero il fatto che la bellezza rappresenti un buon lasciapassare anche per il successo lavorativo. La bellezza è un indicatore importante anche durante l’intera carriera lavorativa.

Solitamente la percezione che abbiamo di noi stessi rispetto all’aspetto esteriore non combacia con quella che gli altri hanno di noi. Così ricerchiamo in maniera spasmodica di trovare la “terra promessa” dall’intervento estetico. Una “terra promessa” che sposta sempre di più l’attracco poiché non è mai sufficiente quello che si fa, c’è bisogno di aggiungere altro e altro ancora in una spirale infinita dove l’individuo perde il contatto con la realtà.

Bellezza e identità vanno a braccetto.

Così intervenire sul corpo diventa l’illusione di una garanzia di “integrità́” dell’individuo rispetto a ciò́ che sta fuori e che spesso viene vissuto come “pericoloso”.

La bellezza permette di essere riconosciuti dall’altro in modo positivo. Più si è belli più lo sguardo si posa su di noi. È una droga di cui non si può più farne a meno. L’unica linfa vitale che dà stimolo, ristora e nutre.

La persona ha un forte bisogno di approvazione, riconoscimento e di appartenenza

Cosa si nasconde dietro l’ossessione della “perfezione”? Quali sono le vere motivazioni che ci rendono così facili al bisturi? Qual è davvero la funzione psicologica del "rifarsi" le labbra o il seno, il gluteo o l’addome e così via?

La funzione psicologica è quella di compensare un’ansia del non vedersi attraenti e belli.

A volte, invece c’è il bisogno di bloccare il tempo. Oppure rifarsi sono prova d’amore perché l’amato lui desiderava quel qualcosa in più come stimolo eccitante è gratificante.

Oggi tocchiamo con mano esperienze al limite che conducono a rifarsi per assomigliare a qualcun altro da noi.

Pensiamo ad Angelo Sanzio, il Ken italiano che ha radicalmente stravolto la sua fisionomica. Rodrigo Alves è un altro esempio di chirurgia estetica.

Dopo Rodrigo Alves e Angelo Sanzio nella scena dello spettacolo spunta un nuovo Ken umano, Mauricio Galdi, 27 enne brasiliano.

Barbara D’Urso è diventata la madrina dei Ken mondiali ospitandoli nella sua trasmissione domenicale. Venti interventi chirurgici in un brevissimo spaccato di tempo per creare la “bambola umana”, tutto per essere più somigliante al “fidanzato” di Barbie.

Mauricio Galdi in diretta ha dichiarato con tranquillità e al tempo stesso orgoglio: “è un onore avere tanti ragazzi che vogliono essere come me!”.

Tant’è che è diventato un vero e proprio fenomeno mondiale.

Lo stesso vale per Angelo Sanzio diventato famoso dopo la sua partecipazione al GF 2018. Anche lui, nonostante mille e più interventi ancora oggi ricerca la perfezione ossessiva tanto da sottoporsi continuamente a interventi anche laddove non c’è bisogno.

Per non parlare di Asia Nuccetelli ossessionata dalla chirurgia estetica e dai ritocchi tanto che la madre, Antonella Mosetti, dichiara: “la chirurgia estetica ha distrutto mia figlia”.

È completamente un’altra persona, rispetto al Grande Fratello Vip con mamma Antonella Mosetti.

Zigomi e labbra diverse presentano un volto assolutamente cambiato.

E poi ci sono le amatissime over green.... che dire di Sandra Milo?

Le meravigliose attrici americane completamente stravolte dal botox, chirurgia e quant’altro possa offrire un ritocco per bloccare gli anni che vanno avanti.

Meg Ryan? Renée Zellweger la meravigliosa Bridget Jones?

Non dimentichiamo Donatella Versace che ha completamente mutilato il suo volto e il suo corpo ricercando un’immagine ai confini della realtà!

Cosa dire di Nina Moric?

E gli uomini?

Mickey Rourke, Claudio Baglioni, Emilio Fede, Gabriel Garco, Sylvester Stallone il mitico Rochy dal corpo statuario, dal volto espressivo adesso altro non è che un insieme organizzato di ritocchi nemmeno poi perfetti...

Difronte a questi disastri vale davvero la pena di rifarsi?

Oppure come ci insegna Anna Magnani: “non toglietemi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”.

Ritengo che rincorrere un ideale impossibile conduce a perdersi ancora di più, a non riconoscersi, allora invece di “rifarsi” sarebbe fondamentale “farsi persona”, il che vuol dire diventare un individuo completo rendendo le proprie imperfezioni la perfezione più accattivante. Lavorare sulla propria autostima può allontanare dalla trappola della chirurgia estetica e dall’ossessione del ritocchino.

Per sentirsi bene non bisogna agire esteriormente ma bisogna partire da se stessi lavorando sulla propria interiorità.

Motto: la perfezione più grande è data dalla tua imperfezione che ti rende assolutamente unico (a).


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