• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Il sesso è un dono di Dio


Fede e sesso connubio perfetto!

Cosa può impedirlo? Perché non potrebbe essere così?

Il desiderio fa parte della natura umana e la sessualità ne è parte assolutamente fondamentale.

La fede d’altro canto rappresenta il forte desiderio di credere in qualcosa di assoluto, di unico, di rassicurante e protettivo.

Entrambi sembrano nutrirsi dello stesso bisogno: desiderio, che può essere nutrito e soddisfatto solo dall’essere sperimentato.

Fuor di qualsiasi bigottismo e pregiudizio possiamo davvero pensare che due esperienze così diverse possano prendersi sotto braccio e camminare in equilibrio nello stesso individuo?

Sono convinta che possano andare d’amore e d’accordo pur esprimendo due parti del proprio sé solo in apparenza distanti.

Vi sembro eretica? Da mettere alla gogna per essermi espressa così? Dove l’abbiamo lasciata la brava ragazza o il bravo ragazzo che piuttosto di non tradire le attese dell’altro (in genere il genitore) reprime i proprio desideri trasformandoli e in vere e proprie frustrazioni?

Quanti traumi ho incontrato nel racconto di persone che si rivolgevano a me chiedendo aiuto perché la loro vita sessuale era assorbita da un conflitto disarmante tra ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare. Il “deve” ingabbia in un vortice senza fine dove si perde la dimensione reale.

È importante trasformare l’ingiunzione “devi” con la parola “voglio”. Questo permetta alla persona di prendersi la responsabilità della propria esistenza lasciando nel passato la credenza e il pregiudizio di una cultura antica.

Fortunatamente oggi gli orizzonti si sono aperti a una nuova consapevolezza.

Per trattare due aspetti così densi è importante non farsi agganciare dal perbenismo.

Qualcuno può anche gridare allo scandalo ma vi assicuro se andiamo a sviscerare il nucleo essenziale e significativo di queste due sfere dell’animo umano ci rendiamo conto che entrambe sono nutrite dalla stessa motivazione, stimolate dallo stesso bisogno, soddisfatte solo nel vivere l’esperienza desiderata.

L’estasi del soddisfacimento erotico sessuale appaga tanto quanto l’estasi mistica.

Vengono stimolate e al tempo stesso nutrite aree cerebrali adibite al piacere.

Certo è che il vivere una vita tutta casa, lavoro, chiesa, senza nutrire l’anima di quel pizzico di trasgressione appiattisce e rende incarcerati in un limbo imperfetto, dove possono esprimersi trasgressioni ben più preoccupanti di una fantasia erotica che rientra nell’ambito del normale soddisfacimento sessuale.

Pensiamoci bene, rinunciare totalmente a una cosa fa in modo che diventi oggetto ossessivo del desiderio tanto da condurre a sradicare qualsiasi regola morale ed etica pur di nutrirla.

La pedofilia che ultimamente ha travolto la Chiesa, e non solo, mostra evidente come la mancanza di soddisfacimento di una sfera importante della persona, possa condurre a commettere azioni totalmente delittuose, come l’abuso sui minori.

Tanto più la castità per amor di fede e scelta religiosa di certo non porta a vivere una vita lontana dallo stimolo del desiderare.

Questo è argomento difficile da trattare quindi torniamo nel pianeta sesso, piacere, soddisfacimento e fede cercandone di osservare i punti di incontro.

Perché ce ne sono davvero tanti!

L’equilibrio tra sesso e fede può coesistere esattamente come coesiste l’equilibrio all’interno di una relazione di coppia.

Il pilastro su cui poggia tutto è la trasparenza di emozioni, il non confondere un tipo di bisogno con l’altro, eliminare i pregiudizi dal proprio dialogo interno, viversi in piena armonia sia il bisogno di regalarsi momenti di piacere sessuale sia quelli di concedersi spazi dedicati alla propria fede religiosa.

Papa Francesco afferma che “La sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà”.

Questa affermazione dovrebbe regalare un respiro di sollievo a tutti coloro che vivono segregati all’interno di pregiudizi fuorvianti.

Siamo onesti, con l’avvento del web, sfido chiunque a non essere una volta andato a dare una sbirciatina a immagini trasgressive e provocanti.

Dico a voi maschietti e femminucce che cercate di nascondere questa curiosità legata al desiderio sessuale che vi porta a cercare di nutrire la curiosità che si cela dietro allo stimolo dato da una normale pulsione.

Quante coppie si ritrovano a parlare delle loro fantasie erotiche-sessuali? Non per questo possiamo additarli come peccatori! Poiché l’esprimere le proprie fantasie all’interno della coppia fa parte del gioco erotico che nutre e stimola il piacere co-condiviso all’interno della relazione.

Ciò non vuol dire che la sfera che riguarda la fede sia profanata anzi possiamo dire che proprio grazie a questa capacità di condivisione di piacere è possibile creare un equilibrio perfetto che permetta di vivere la fede in piena sinergia con tutto il resto.

Nel caso abbiamo coppie omosessuali o transgender cambia qualcosa?

Forse qualche anno fa la rete invischiante del giudizio incarcerava in ghetti oscuri. Eppure l’esperienza attuale ci sta insegnando che la sessualità sia etero sia omosessuale sia transgender se vissuta nel pieno rispetto del proprio bisogno e del bisogno dell’altro non conduce a rinunciare alla fede. Anzi, nulla impedisce che una coppia omosessuale nutra e soddisfi il proprio desiderio dedicandosi anche alla fede religiosa.

Vladimir Luxuria ci insegna regalandoci una splendida intervista da Eleonora Daniele. Racconta con emozione le sue debolezze, la sua esperienza di quando era ancora un uomo.

“Tante cose sono cambiate (…) Quando avevo 18 anni ero una persona spenta, brancolavo nel buio e non riuscivo a vedere una luce (…) Poi, quella luce che adesso vedo nei miei occhi, per fortuna l'ho vista in una lunga notte ed è iniziata l’alba. Ho detto a me stessa “non devi morire ma sopravvivere, non devi arrenderti, devi combattere”. Ed è da quel momento che ho cominciato ad avere più gente attorno a me, più fiducia, perché caro specchio io ho imparato una cosa fondamentale: il mondo non cambia se non cambiamo per primi noi. Che nessuno ci vorrà bene se per primi, ad amarci, non siamo noi stessi”.

In questa trasformazione Vladimir ha ritrovato la fede. Tutto questo ci insegna che la propria sessualità e la modalità di viverla non contrasta il bisogno di avvicinarsi alla fede, di viverla e sentirla all’interno di sé.

“Per quelle come me per tanto tempo sembra che il destino non potesse avere un posto nella Chiesa. Poi ho conosciuto un prete coraggioso (…) ho pensato “Sono degna anche io”. E da quel momento ho capito che tutti, nessuno escluso, hanno il diritto di pregare e avere una fede”.

Concludendo, credo che niente sia più denso di significato per affermare ciò che ho scritto all’inizio ovvero che tra sesso, sessualità e fede è possibile un’unicità che lasci nel passato la scissione dettata dal pregiudizio.


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