• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Nudità: non è peccato


Argomentare intorno al peccato è sempre un’impresa ardua, il rischio di cadere nel banale, nel già detto, nello scontato è molto facile poiché siamo imbevuti di stereotipi, di pregiudizi, di credenze e di idee moralistiche che avvolgono la nostra esistenza portandoci lontano dal problema (sempre che il peccato sia davvero un problema!).

Vorrei volgere lo sguardo a questo tema guardando oltre senza il rigurgito della cultura cristiana, portavoce e paladina del senso e del significato del peccato.

La trasgressione esiste da sempre. Appartiene all’umana natura. Siamo tutti almeno una volta caduti nella sua rete e se proprio vogliamo essere sinceri non è neppure stato tanto male! Anzi e’ proprio divertente giocare a infrangere le regole della cultura borghese più radicata.

Da qualche tempo, però, è accaduto qualcosa: “la trasgressione è diventata di moda”, tanto da travolgere non solo le star ma anche le persone comuni. Forse guardando bene sono più le persone comuni che cercano visibilità a mostrare la parte più trasgressiva della loro vita.

Viviamo in un epoca dove chi non trasgredisce non esiste!

Se trasgredisco esisto! E’ la nuova parola d’ordine per poter navigare in questo mondo.

Se Madonna, con i suoi 60 anni, la sua fama assoluta, ha ancora la necessità di mostrarsi in maniera trasgressiva su Instagram ci sarà pur un perché? Tutto viaggia velocemente in rete. Li si gioca la vita, il successo, l’esistenza, la presenza nel mondo.

La regina del pop posta uno scatto con cappello in testa e addosso solo una collanina. Un selfie provocatorio che ovviamente centra l’obbiettivo, i like arrivano a migliaia in poche ore. Un’immagine che in poche manciate di minuti diventa virale.

Con i like virali allo scatto di Madonna, arrivano pure i selfie delle persone comuni che imitano la sua modalità di proporsi al grande pubblico della rete. Tuttavia lei ha iniziato la sua carriera sapendo gestire con genialità la sua immagine molto prima che i social diventassero la dipendenza assoluta delle esistenze.

Una regina della trasgressione light, capace però di scatenare tempeste mediatiche per il suo gusto di giocare con i tabù, a cominciare dal sesso, (lei da sempre paladina degli omosessuali) e la religione.

Nonostante la sua voracità mediatica trasgressiva la sua vita privata si colora anche di aspetti completamente differenti. Madre attenta, capace di accogliere e dar famiglia ai suoi bimbi adottati, gestisce pubblico e privato con grande maestria. La sua immagine non certo ha inquinato il suo essere madre, moglie, compagna.

Oggi che la tecnologia permette qualsiasi esperienza il tutto è più facile. La persona può mostrarsi allo sguardo dell’altro intrecciando la sua vita in esperienze estreme (sessuali, sportive, situazionali, telefoniche, visive, sensoriali, turistiche).

Il mondo è alla portata di un click. Siamo ovunque, si può sentire chiunque ovunque sia.

Siamo difronte a una nuova realtà: la trasgressione pensata, studiata, organizzata che si propone allo sguardo dell’altro creando curiosità, interesse, imitazione.

La Kardashian family ci insegna. Kortney, Kim, Khloe’ e le sorellastre Kendall e Kelye Jenner sono l’esempio americano di quanto più trasgressivo possa esserci. Loro hanno fatto della vita privata una serie tv. Lo show raccontava la vita della manager Kris e delle sue figlie. A dare un’impennata al successo della famiglia fu il video sexy girato Kim mentre faceva sesso con il fidanzato dell’epoca Ray J. Il sex-tape rese la curvy famosissima, trasformandola in un’icona trash. Da quel momento è diventata una star dei social e non solo.

Oggi Kim è certamente la sorella più famosa che sa perfettamente coniugare vita privata, figli, marito con la sua presenza social.

Jastine Matera è un altro esempio, con le sue immagini hot postate su Instagram. Il suo profilo regala una carrellata erotica di scatti che seducono e catturano l’immaginario dei suoi migliaia di followers. Lei che propone un’immagine di se accattivante e trasgressiva nella vita privata invece mostra un lato completamente diverso. Donna capace di emozionarsi e vivere empaticamente esperienze profonde. Madre presente e accogliente capace di gestire la sua vita privala lontano dai riflettori regalando ai suoi figli il senso e il significato della famiglia.

Come spiegare tutto questo? Come è possibile coniugare questa ambivalenza senza eccedere e perdere totalmente le coordinate dell’equilibrio?

Per cui come si fa a infrangerne una regola e, quindi, a trasgredire se tutto e il contrario di tutto oggi è ammesso?

Tutto è possibile, l’impossibile sparisce, e con lui quell’adrenalina tanto ricercata crea un brivido vitale. C’è nell’individuo del nostro secolo il bisogno assoluto di esistere nonostante tutto, così da scegliere qualsiasi strada pur di porsi sotto lo sguardo interessato dell’altro. Oggi sono i like a dare il soddisfacimento al proprio bisogno esistenziale e per averli siamo disposti a tutto pur di catturare l’interesse.

La nuova regola è diventata “vivere senza confini”. Non ci sono più barriere che separano il bianco dal nero, il buono dal cattivo. Tutto è omogeneizzato insieme creando un territorio simile alle sabbie mobili. Questa è l’epoca 2.0, un grande palcoscenico mediatico dove si esiste solo mostrandosi oltre gli schemi. Una società assetata di visibilità dove l’occhio del grande fratello non appare solo nella casa. Il privato, l’intimità, la propria vita è diventata un’esperienza da condividere.

Concludendo il peccato è solo una credenza che vive dentro alle culture oggi è solo una parola inserita nel vocabolario che non fa più da spartiacque tra il buono e il cattivo. Tutto esiste solo se incuriosisce e cattura l’interesse dello spettatore virtuale, per farlo tutto è lecito.


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