• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Lasciamoci così senza rancori


Non credo possa esistere un manuale per gestire bene l’abbandono; è un’esperienza di vita tutta personale che dipende dal proprio vissuto.

Essere abbandonati è una paura antica quanto l’uomo. Un timore che affligge le persone a tutte le età. Quest’esperienza crea un disagio intenso che condiziona la vita affettiva e relazionale dell’individuo. Definire una linea per gestire bene un abbandono diventa cosa impossibile.

Rimanere soli crea paura e smarrimento, produce meccanismi di difesa per non sentirne il dolore. Nella nostra società un meccanismo di difesa contro lo spettro della solitudine è mediato dalla modalità online, ovunque e dovunque ci si trovi. In questo la rete crea l’illusione di una presenza non presenza che apparentemente cura l’esser soli. Mai essere offline, pena la mancanza di contatto con la rete infinita di utenti “amici” e l’illusione di restare in contatto con i follower che seguono il profilo.

Nelle relazioni affettive e non solo, la costante e incessante paura di poter perdere una persona significativa, rimanendo privi di qualsiasi legame affettivo, può rendere la vita un vero inferno, tanto da viverlo come la caduta nel baratro.

La convinzione di essere abbandonati si traduce ed evidenzia nelle relazioni affettive, esasperando le manifestazioni emotive più semplici, mettendo in atto una serie di comportamenti che anziché portare all’avvicinamento della persona amata, inevitabilmente la allontanano. È una trappola relazionale affettiva che logora le relazioni, non solo quelle amorose anche quelle amicali.

Ci sono coppie che si lasciano per certi periodi incontrando altri partner per poi riavvicinarsi. Pare che Belen si stia riavvicinando a Stefano, galeotto un bacio che sta facendo il giro della rete. Lei settimane fa aveva dichiarato che De Martino è la sua famiglia.

Jennifer Aniston ha inviato Brad Pitt al suo compleanno. Festeggiare i 50 anni con l’ex ha scatenato la rete, tanto che #teamJennifer ha iniziato a sognare la favola.

Che dire il primo amore non si scorda mai?

Così è se vi pare, per scomodare il buon Pirandello!

Tuttavia, molte relazioni naufragano proprio perché uno dei due ha in sé la paura di essere abbandonato. Così crea situazioni che conducono a ingessare la coppia in una gabbia, dove l’unica possibilità per sentirsi liberi è scappare.

Alla base di questa modalità comportamentale c’è un’esperienza e un vissuto che si colloca nel periodo infantile, dove il trauma ha preso origine, dando vita a un meccanismo di difesa che, invece di proteggere, crea più lontananza.

Per cui una relazione che termina genera sofferenza se non per entrambi almeno per uno della coppia. Saper gestire la fine di una convivenza è pertanto faticoso e al tempo stesso interessa una moltitudine di emozioni che prendersene cura non è poi così facile.

Come fare e cosa fare per uscire da questa lande di dolore?

Sulle separazioni si è scritto tutto e il contrario di tutto ma resta una variabile importante che si presenta sempre: il conflitto!

C’è sempre un conflitto di fondo anche nelle separazioni assolutamente tranquille.

Come fa una separazione a non produrre dolore e solitudine?

È una separazione da qualcosa che è stato e non sarà più, perciò non può essere vissuta con superficialità.

Sono convinta che anche il più freddo e cinico vive l’esperienza della separazione come un evento forte e difficile.

Quali consigli dare a chi deve affrontare un momento così importante? Quale strategia è possibile mettere in atto per creare un terreno collaborativo? Come comportarsi di fronte all’aggressività del partner che non accetta la separazione? Ma esistono consigli omologabili per tutti come se fosse un vademecum da seguire?

È vero che una buona separazione dipende dalla tipologia di coppia che si era formata?

La cosa importante, dal mio punto di vista, da tener presente in una separazione o in un evento abbandonico senza preavviso è quella di non inquinare il positivo che abbiamo vissuto con quella persona. Dobbiamo avere la capacità di non travolgere tutto nello tsunami dell’abbandono. Ci saranno pure stati momenti significativi ed emozionanti?

Quindi, l’unica cosa che consiglio dopo un evento abbandonico è: salva il passato positivo. Tutto quello che accadrà sarà frutto dell’esperienza individuale e del vissuto della persona che spesso porta in sé sospesi antichi significativi.

Siamo abituati a vedere nel mondo dei Vip separazioni inaspettate, conclusioni di amori che sembravano eterni, lotte per prendersi l’affido dei figli, oppure ritorni di fiamma dopo la separazione. C’è da chiedersi se tornano insieme perché tra di loro c’è una dipendenza affettiva?

Pensiamo a Liz Taylor e Richard Burton un amore travolgente giocato tra separazione e ritorno di fiamma. Amore o dipendenza affettiva?

Lo stesso vale per Pink e Carey Hart, un amore, il loro, mai terminato. Che dire dell’amore tormentato di Eminem e Kim Scott? Per non parlare dell’amore indeciso di Pamela Anderson e Rick Salomon o il primo amore di Melanie Griffith?

Comportamenti che si ritrovano anche tra le persone comuni.

Per non giungere a creare un clima invivibile il mio consiglio è fare un’attenta riflessione su di sé e sulla relazione che è stata cercando di individuare i punti di incrinatura.

Quindi:

  • Individuare le emozioni che hanno il sopravvento nel momento dell’abbandono.

  • Riflettere sul passato.

  • Mai rifugiarsi nella solitudine.

  • Evitare partner instabili o poco desiderosi di impegnarsi in una relazione, anche se suscitano attrazione.

  • Cercate di ritagliare momenti per voi che vi diano serenità.

  • Individuate i punti di forza che avete come risorsa e stimolateli.

  • Fatevi nuove amicizie.

  • Prendetevi cura di voi.

  • Non dimenticate mai di sorridere, è fondamentale!

Difronte all’esperienza di un abbandono è importante diventare consapevoli del proprio disagio facendo emergere emozioni, sentimenti, pensieri e riflessioni al fine di elaborarli in maniera funzionale trovando così un’ulteriore via da percorrere.

Uno dei rischi che le persone hanno è quella di creare una dipendenza affettiva per paura di essere abbandonati. Alla base di questo ci sono due bisogni:

  • Avere una guida, una base sicura su cui appoggiarsi

  • Nutrire la gratificazione, sentirsi sostenuti e avere qualcuno che sa contenere l’implosione emotiva.

Le persone che sviluppano una dipendenza dall’altro per paura di rimanere sole sono alla ricerca continua di:

  • Approvazione

  • Sottomissione

  • Auto-sacrificio

  • Riconoscimento

È normale che tutto ciò conduca a uno sbilanciamento della coppia.

Bisogna sempre ricordarsi che l’amore deve dare gioia e serenità, tranquillità e progetto, non può essere vissuto come una lama tagliente che fende laddove non c’è scambio. In amore non ci sono né vincitori né vinti ma solo due individui che cercano una base sicura dove creare un progetto di vita nutritivo e soddisfacente.

Tante volte siamo noi stessi ad abbandonarci quando siamo rapiti dalla sete narcisistica di essere sempre sotto lo sguardo dell’altro senza pensare che non si è nulla senza una presenza autentica vicino.

L’unico paracadute per la paura di essere abbandonati è trovare se stessi.


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