• Barbara Fabbroni( on Visto)

Se la TV parla dei bimbi tolti ai genitori


Un attimo e il mondo ti crolla addosso. Non ci sono più le basi sicure su cui ancori la vita. L’orizzonte ha un colore indefinito. L’atmosfera si fa densa e irrespirabile. Le emozioni fluttuano alla rinfusa come se non ci fosse alcun contenimento. Si apre uno scenario assurdo, dove la vita prende una declinazione completamente differente.

24 novembre 1995, una data indelebile in un giorno qualunque che si era preannunciato con la consueta quotidianità.

Eppure qualcosa strappa una giovane vita dalle sue sicurezze, dai suoi affetti, dalle sue amicizie, dal suo mondo fatto di cose semplici ma genuine, trasportandola in una realtà surreale.

Un’accusa assurda che ha smembrato una famiglia facendo a fette la vita di una madre, un padre, accusato ingiustamente, detenuto a San Vittore, e una bimba di soli 11 anni. Ci sono voluti ben tre gradi di giudizio e 11 anni di sofferenze per giungere alla conclusione che nulla era accaduto poiché nulla era vero! Tant’è che “il fatto non sussiste”, così la Corte ha concluso questa vicenda dal carattere folle. Però sussiste la sofferenza di 11 anni atroci che nessuno potrà ridare a questa giovane ragazza e alla sua famiglia. Una traccia indelebile nel vissuto di persone innocenti.

Dov’è la giustizia? Perché coloro che dovrebbero salvaguardare l’individuo lo prendono a calci senza osservare e valutare meglio la situazione? Perché è più facile dare credibilità alla menzogna piuttosto che cercare la vera verità?

Angela Lucanto, vittima innocente di una giustizia che ha preso a pugni e calci la sua giovane vita. Angela Lucanto una bambina “rapita dalla giustizia”, come lei stessa narra nel suo libro che solo alla maggiore età ha potuto riabbracciare la sua famiglia.

Adesso, la sua storia, è una fiction che vede come protagonista una splendida Sabrina Ferilli e un coinvolgente Enzo de Caro.

È un argomento forte, intenso, viscerale, autenticamente vero.

Ricky Tognazzi e Simona Izzo danno vita a una narrazione coinvolgente, a tratti angosciante per il vissuto doloroso, che stimola la riflessione portando lo spettatore a partecipare al vissuto dei suoi protagonisti.

Lo spettatore difronte a un racconto di questa densità che tipo di esperienza vivrà? Questo tsunami giudiziario come sarà visto e valutato? È giusto che la cruda realtà di un’esperienza così atroce venga narrata in una fiction proposta in prima serata quando ci sono anche i bambini a guardare la TV con i genitori?

Che tipo di emozioni promuoverà?

Senza dubbio storie di questo tipo, seppur riviste all’interno di una narrazione televisiva, sono di forte impatto. Oggi gli spettatori sono abituati a racconti intensi, prova ne sono i tanti programmi che trattano di cronaca nera. Qui c’è però una valenza in più, non solo la riedizione di un fatto realmente accaduto ma anche la struttura narrativa sceneggiata e messa in scena dalla fiction.

A livello empatico ed emotivo si crea un coinvolgimento ancora più intenso che potrebbe stimolare non solo una partecipazione emotiva ma anche una immedesimazione nel racconto. Ognuno di noi ha subito piccole o grandi ingiustizie, tanto che racconti di questo tipo possono portare a galla quelle emozioni sopite o lasciate nel passato.

Attenzione particolare va fatta se ci sono bambini che con i genitori guardano fiction così intense. Importante è accogliere le loro domande offrendo una spiegazione, tanto più introdurre l’argomento trattato prima ancora di vederlo proiettato nello schermo.

Certo è che inevitabilmente il coinvolgimento stimolerà sensazioni e riflessioni anche contrastanti tra di loro poiché l’argomento è denso di significati.

Di fronte a storie di questo genere c’è solo da sentirsi fortunati nell’avere una vita scandita da un quotidiano tranquillo e per certi aspetti scontato.

Tuttavia grazie ad Angela, alla sua storia, alla sua forza e alla sua capacità di ricominciare.


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