• Barbara Fabbroni( on Visto)

Carlos e una corona di spine


Il fotografo dei vip non manca di sorprendere ancora: Fabrizio Corona torna in carcere. Non è poi una gran novità!

Negli ultimi anni è uscito e rientrato varie volte, facendo crescere la curiosità del popolo della rete, dei magazine e non solo.

La sua stravagante modalità di vivere è uno specchio che stimola l’emulazione. In fondo lui si mostra come il “figo” cui tutto è possibile.

C’è chi lo ritiene un eroe che sovverte ogni regola, rompe gli schemi, crea situazioni al limite della legalità, c’è chi lo condanna per il suo comportamento trasgressivo e chi resta indifferente alle sue performance. Anche se scuote la curiosità di giornalisti come Giletti che non esitano a invitarlo nei loro programmi.

Fa audience, attira la curiosità del pubblico, stimola commenti e giudizi.

Di fatto è un personaggio atipico, insofferente alle regole, incurante dell’altro, arriva a gamba tesa creando scoop mozzafiato che sgretolano le persone, s’insinua in luoghi inaccessibili sfidando la sorte, scuote con la sua dirompenza i talkshow cui è invitato.

Le porte del carcere, in questi giorni, si sono nuovamente aperte a causa della sua modalità irriverente e irrispettosa di giocare con la vita delle persone e le situazioni.

“Affidamento terapeutico” sospeso, così stabilisce il giudice dato il suo comportamento. L’ultima è la vicenda spiacevole toccata a Riccardo Fogli, naufrago nell’Isola dei Famosi, prima ancora l’incuranza della disposizione di non lasciare la Lombardia, la rischiosissima visita nel “boschetto della droga”, cui Giletti ha dedicato una serata in “Non è l’arena”, tutto questo ha fatto sì che il giudice lo riportasse in carcere. In carcere, forse, potrà contenere la fame costante di mettersi in mostra, di toccare zone inaccessibili, di infrangere tutto quello che rientra nella normalità. Anche se, conoscendo il suo tratto personologico, diventa impresa impossibile!

Di là dalle sue eclettiche modalità di mordere la vita che denunciano una personalità istrionica e narcisista c’è da chiedersi come la sua famiglia e soprattutto suo figlio vivono tutto questo?

“Ha distrutto le nostre vite (…) Ha fatto tanti errori e ha distrutto la sua vita e in parte anche la mia”, ha dichiarato la mamma Gabriella che si occupa amorevolmente di Carlos Maria, il figlio che Fabrizio ha avuto da Nina Moric.

Carlos Maria, oggi 16 anni, come vive la sua vita incastonata in una realtà esclusivamente social e ricca di colpi di scena che in men che non si dica diventano virali?

I genitori prima lottano in maniera agguerrita a suon di denunce fino ad arrivare ad affidare il figlio alla nonna paterna, poi giungono a più miti atteggiamenti, tant’è che per il bene del figlio fanno pure una vacanza insieme in Salento. Si dice che il figlio sia gravemente malato per questo hanno cercato di mettere un po’ d’ordine in famiglia. Sarà davvero così? Il figlio è davvero malato? Oppure c’è qualcosa di diverso cui tendere?

Certo non ha avuto e non ha vita facile, sballottato qua e là, sostenuto da una genitorialità che di genitoriale ha ben poco, ultimamente, grazie all’aiuto del padre, che con un video pubblicato su Instagram ha catturato l’attenzione del pubblico Social, è diventato un vero personaggio.

La piattaforma Social è stata, mesi fa, il luogo dove Carlos e il padre duettano in un colloquio che cerca di spiegare la motivazione del perché a 16 anni ha sentito il bisogno di immergersi nel mondo di Instagram. Di certo non è il primo minorenne che popola i Social!

Scrive Carlos: “Credo in mio padre. Credo nella mia famiglia ritrovata. Inizio di una nuova vita”. Anche in questa occasione i due genitori non perdono tempo a tirarsi frecciatine. C’è da chiedersi se è più importante il bene del figlio o il loro bisogno di farsi pubblicità?

Certo è che il volto di Carlos Maria non è dei più felici! Come potrebbe essere diverso?

Da adolescente in pieno marasma emotivo, con il bisogno di avere punti fermi per costruirsi persona, con la ricerca tipica di questa età di un mito cui identificarsi, come può vivere tutto questo un giovane che si trova in un vortice senza fine incastonato in scoop giornalistici, entrate e uscite dal carcere del padre e la tossicodipendenza cui (il padre) non riesce a liberarsi nonostante l’interessamento e la cura di medici per cui aveva ottenuto la libertà, ancor più una madre che ha tentato più volte il suicidio?

Il padre, per un adolescente, rappresenta il mito maschile cui tendere, quel luogo che dona stabilità, sicurezza e fermezza. L’adolescente mette in discussione la figura del padre per stimolare in lui la fermezza del proprio comportamento, la stabilità del suo esserci, la determinazione rispetto alle regole da seguire. Tutto ciò, per un adolescente, è essenziale per potersi costruire persona.

Fabrizio Corona è tutt’altro che questo, lui sovverte le regole (le stesse che l’adolescente ha bisogno di rompere sapendo di avere un contenimento paterno che lo sostiene e lo protegge, ma in questa situazione Carlos Maria non può certo contare su questo), trasgredisce la quotidianità, irrompe nella vita con la ferocia di un leone, come può Carlos Maria trovare quel luogo cui un adolescente ha necessità di avere?

Come può introiettare all’interno di sé la figura solida, ferma, coerente, stabile, per trasformarla in qualcosa di essenziale per la sua vita.

Corona, il buon Fabrizio, queste qualità non le ha di certo!

Ciò che emerge è l’identificazione imitativa che Carlos Maria ha verso il padre. In lui ritrova la figura che si assimila al bisogno trasgressivo dell’adolescenza, diventano compagni di gioco, sgretolando il ruolo di padre e figlio. Questo può essere preoccupante poiché il giovane potrebbe assorbire e fare sua la modalità di irrompere nella vita con l’arroganza del padre. Non sembra che il ragazzo cerchi nuove possibilità anzi un padre così crea quella dimensione da “figo” che in questa età non guasta mai. Quel volto emaciato e triste denuncia qualcosa di significativo oppure è semplicemente l’immagine di sé che vuol proporre?

C’è da augurare a Carlos Maria che nel corso della sua vita incontri punti di riferimento solidi, sani, sicuri, che gli permettano di sperimentare altre situazioni, sicuramente più normali e nutritive.

Per esistere ed essere visti non c’è solo la strada della trasgressione. La ferita narcisistica che ha la sua piena stabilizzazione in età adolescenziale, può trovare cura solo in un contenimento amorevole vero e nutritivo, non in una vita dove l’unico mito è irrompere sotto lo sguardo dell’altro sentendosi potenti e unici.


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