• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Siamo tutti doppi


Ogni persona ha la sua singolarità tratteggiata e costruita dalla miscela unica e irripetibile che c’è in ciascuno di noi di tratti femminili e maschili. Un uomo e una donna possono condividere una sensibilità affine, lo stesso senso del coraggio e della lealtà, pur rimanendo individui distinti nel loro genere e nella loro diversità.

Possiamo incontrare donne che hanno spiccati tratti maschili e uomini che contengono tratti significativamente femminili il tutto ben amalgamato. Questa peculiarità, più o meno spiccata in ogni individuo, non va considerata un limite bensì una risorsa che può accrescere e arricchire la personalità.

Il femminile, che si può incontrare in un uomo, ha caratteristiche tipiche della sensibilità e attenzione all’altro che gli permette di creare una comunicazione e un incontro più intenso ed empatico. Nella donna possiamo riscontrare una capacità determinata e una forza verso le sfide più toste che appartengono all’indole maschile.

Femminile e maschile sono due forze che si rinforzano a vicenda e che concorrono allo sviluppo della personalità di ciascun individuo sia maschile sia femminile.

In alcune persone, può accadere che i tratti femminili siano più dirompenti di quelli maschili tanto da non essere contenuti, così si può creare un’ambivalenza evidente che dirompe allo sguardo dell’altro. Non perché ci sia la volontà di cambiare quanto piuttosto la necessità di esprimersi anche in vesti differenti dal proprio genere.

Esempio è: Conchita Wurst, giovane cantante austriaco, che si è proposto cinque anni fa come “drag queen” dal sapore squisitamente vittoriano. L’epoca vittoriana, fatta di contrasti e stranezze, di regole ferree e di grandi trasgressioni, è quella che regala gli “impersonatori femminili”, o meglio gli uomini travestiti da donne.

Il risultato è perturbante: un misto di attrazione e di curiosità, di passionalità e seduzione. La “donna barbuta” crea nell’immaginario e nella realtà una confusione tra desiderio rivolto a se stessi e desiderio rivolto all’altro. Con Concita abbiamo l’esempio di un maquillage in superficie che da vita a un’immagine perturbante. È l’urlo del desiderio di libertà: libertà “nel” legame con l’altro e con se stessi. Un legame intenso, profondo, significativo che non ha nulla a che vedere con il legami a te! Bensì è la liberazione della propria natura fatta di bianco e nero, di giorno e notte, di sole e luna, di maschile e femminile.

Conchita Wurst e Tom Neuwirthcondividono lo stesso corpo, la stessa mente, le stesse passioni, la stessa determinazione nel gestire la carriera artistica, la stessa voglia di esistere nonostante l’ambiguità. Sono una persona sola che si esprime in due maniere differenti come le due facce della stessa medaglia.

Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, qui è esattamente il contrario: dietro una grande donna c’è un grande uomo. Perché di fatto è Concita ad avere successo, a cavalcare il palcoscenico di mezzo mondo.

Basta leggere “Io Conchita. La mia storia” per comprendere l’immensità che si racchiude in lui che si mostra al pubblico come una lei. La vita di Tom, il suo coming out, la passione per il canto, il cucito e gli abiti glamour sono il filo conduttore di una storia intensa, appassionante, profonda e dolorosa. Alla fine c’è la possibilità di trovarsi nel ritrovarsi come se fosse una luce che accoglie e nutre la ferita dentro l’anima.

Concita è femmina nel palco,seduttiva, accattivante, sinuosa, perfetta nel suo stile,èmaschio nella vita, e nulla sembra turbare la sua esistenza, anche se i tempi non sono stati sempre semplici e fluidi.

“La mia vita” – scrive - “è perfettamente divisa tra Conchita e Tom”.

Da quell’esordio sono passati cinque anni, oggi Tom Neuwirthcambia immagine, stile musicale; appare irriconoscibile rispetto al passato. Addio alla fluente chioma mora e alla folta barba.

Adesso si presenta con i capelli biondi corti, barba incolta, un personaggio androgino che alterna sinuosi movimenti femminile, con tacchi a spillo vertiginosi, accompagnati da atteggiamenti fortemente virili. L’ambivalenza si fa ancora più sottile, la confusione per coloro che guardano è più intensa, l’immaginario che stimola ha significati più profondi, c’è un misto di attrazione e imitazione.

Una trasformazione netta, dove non c’è più traccia neppure del make-up marcato e delle acconciature voluminose che l’hanno caratterizzata fino ad ora. Anche l’abbigliamento sportivo appare ben lontano dagli outfit iperfemminili di una volta. Dall’eccesso al minimal come se il bisogno sia quello di cercare un’interiorità fatta di ambivalenza che mostra nonostante l’immagine maschile il suo lato spiccatamente femminile.

Conchita aveva già annunciato il desiderio di un cambiamento artistico in un’intervista di un anno fa, ecco che giunge dirompente un po’ come quando nell’aprile del 2018 confessa su Instagram la sua sieropositività.

Che dire questa creatura androgina ci ha abituato a colpi di scena imprevedibili e al tempo stesso autentici, vissuti con totale partecipazione. MaConcita non è l’unica al mondo a vestirsi da donna.

Stefano Ferri, scrittore, ama vestirsi da donna nonostante abbia una famiglia e non sia assolutamente gay tanto più non si sente una donna!

Stefano ama le donne e dichiara: “non sono mai stato attratto da un uomo”. In lui coabita una parte femminile che come racconta: “Ha bisogno di prendere a prestito il suo corpo, cioè il mio, quello di Stefano, per esistere. Io, questa donna, la vedo quando mi guardo allo specchio”. Il suo è stato un percorso lungo e faticoso, tra psicologi e lunghe riflessioni, ma poi ha deciso di non nascondersi più, di essere se stesso fino in fondo.

La coabitazione maschile e femminile ha trovato un’intesa per non creare quel vortice di irrequietezza e depressione che avrebbe solo prodotto sofferenza e alienazione.

Di là da uomini che amano vestire i panni femminili, pur rimanendo uomini che amano le donne e non si sognerebbero mai di avere rapporti con altri uomini, ci sono anche donne, come Kate Moss, trovano attraenti gli uomini che hanno un senso “femminile” dell’abbigliamento. La stessa moda negli ultimi anni ha creato splendidi abiti che possono essere comodamente indossati da uomini o donne. L’uomo in passerella è più androgino e gli outfit che indossa hanno un sapore spiccatamente femminile.

Un po’ come i Rolling Stones e Mick Jagger, che negli anni ’70, con il loro modo di vestire, hanno rivoluzionato il mondo della moda.

Mick Jagger e Marc Bolan avevano quel non so che di femminile perfettamente coniugato con la loro modalità da maschiacci.

Che dire di Mauro Coruzzi che con il suo personaggio femminile Platinette ha avuto successo? Lo stesso vale per Cristiano Malgioglio che tira fuori la sua sensualità avvolta da piume di struzzo, outfit femminili e un carattere seduttivo che richiama quello tipico delle donne.

Lui maschera versatile in ogni circostanza, afferma che: “Il trasformismo, nella mia vita, è stato essenziale: da ragazzino mi vestivo da Carmen Miranda (l’attrice portoghese,). Osavo e continuavo a osare, fregandomene di chi mi dice che sono una macchietta e dividendo la figura del cantante da quella del personaggio televisivo”.

In tutto questo palcoscenico di vite emerge solo una cosa: la voglia di vivere ed essere solo se stessi!


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