• Barbara Fabbroni( on Visto)

Ma questo farmaco non mi convince


Parafrasando un vecchio slogan si può dire: “tremate, tremate la triptorelina è arrivata anche da noi!”. Questo XXI secolo ci ha abituati a situazioni al limite, come sta capitando, con l’approvazione da parte dell’Aifa, della prescrivibilità della triptorelina agli adolescenti. Se in altri paesi Europei è già in vigore da anni, in Italia (fortunatamente) ha ritardato il suo arrivo.

La triptorelina è un farmaco che sospende l’arrivo della pubertà per dare più tempo per indagare la propria identità di genere.

Vale a dire: una sospensione dello sviluppo aiuta a comprendere meglio il genere cui la persona vuole appartenere? Follia o business commerciale per le case farmaceutiche che cavalcano l’onda del bisogno di esprimere se stessi nonostante il genere che la persona ha dalla nascita?

Cosa sta succedendo? I gender fanno così paura che è meglio bloccare un periodo importante dello sviluppo per contenere la disforia di genere?

La triptorelina, è una molecola in grado di agire sul sistema endocrino sospendendo così l’arrivo della pubertàpoiché blocca la secrezione delle gonadotoprine, ormoni che stimolano le gonadi e regolano, quindi la secrezione degli ormoni sessuali (come il testosterone e gli estrogeni).

Peccato che con il cambio di sesso non c’entri proprio nulla!

Poiché se la natura della persona va verso la direzione gender nulla e nessuno, tanto meno un farmaco, può modificare il processo. La caratteristica ormonale che è già presente sin dalla nascita porta a uno sbilanciamento rispetto al genere così bloccare un pezzo di sviluppo non può certo annullare ciò che già esiste come componente psico-biologica nel bambino(a).

Le persone che sentono il bisogno di attualizzare una trasformazione non arrivano di getto a deciderla ma attraversano una fase preparatoria di consapevolezza che permette di affrontare questo percorso di cambiamento. Così il farmaco non fa altro che allungare i tempi della presa di coscienza della propria indole di genere.

Pensiamo al racconto doloroso di Vladimir Luxuria che per affermare il suo genere, nonostante fosse nata maschio, ha dovuto attraversare mille difficoltà. Lo stesso possiamo dirlo per Efe Bal, la transgender di origini turche.

Che cos’è la disforia di genere?

È una condizione che accade durante lo sviluppo di un individuo, ovvero quando un bambino o una bambina non si riconosce nel genere sessuale determinato dai suoi cromosomi.

A volte, può regredire nel corso dello sviluppo ma se prosegue durante tutto il periodo dell’adolescenza può creare fortissimi disagi.

I cambiamenti adolescenziali sono di forte impatto, il corpo cambia, si trasforma, emergono i caratteri sessuali in maniera definita e incisiva. Se l’individuo non si riconosce nel genere cui appartiene è un cambiamento che ha forte impatto sulla psiche e non solo.

Così la prescrizione della triptorelinadovrebbe ritardare l’arrivo della pubertà. Ciò dovrebbe offrire un tempo maggiore per riflettere sulle perturbazioni interiori, così da comprendere quale identità di genere sia realmente la loro, e decidere come procedere. Bel pasticcio! Non credete?

Gli effetti collaterali quali sono? Ce ne sono molti. Il più significativo riguarda la modificazione della componente endocrina, modificandola modifichiamo tutti i processi di sviluppo legati a una fase importante della vita. Cefalee, dolori ossei, depressione sono i sintomi collaterali più evidenti. Tuttavia, l’effetto collaterale più significativo è il blocco della pubertà, ciò implica il blocco della crescita dell’apparato osseo ma soprattutto del cervello. Quindi, le conclusioni sono presto fatte! Non credete?

Difronte a un figlio che mostra il desiderio di essere una bambina (o viceversa) cosa è meglio fare?

Sostenere il figlio(a) aiutandolo a comprendere anche con l’aiuto di un esperto il suo vissuto e il suo bisogno, cercando di aiutarlo a essere fiero del suo corpo. Se ciò non crea un cambiamento non resta che affrontare il problema nutrendo il bisogno del figlio, senza castrazione, perché ognuno di noi merita i migliori ormoni e organi sessuali che possa avere: quelli con cui è nato.

Non servono né farmaci né tanto meno informazioni offerte da programmi dove i bambini vengono catapultati in una realtà importante per la loro età. Serve molta attenzione da parte dei genitori, rispetto per quella creatura umana che non si riconosce, accompagnamento professionale e serio per poter affrontare al meglio il percorso che può evidenziarsi.


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