• Barbara Fabbroni( on Visto)

Il cane non è un bambino


Amare il proprio cagnolino è la cosa più normale del mondo. Quando si decide di adottarlo siamo aperti al suo arrivo e armati di buoni propositi. Poi, il cuore del cane che abbiamo adottare crea un clima così intenso tanto da farci perdutamente innamorare. Molte persone trattano l’animale domestico che adottano come se fosse un figlio. Cosa questa non sana sia per il bene dell’animale sia per la salute psichica della persona. Non è raro sentire frasi del tipo: “vieni dalla mamma”, “dai un bacio alla mamma”, “bravo il mio bambino”.

Sono tutte comunicazioni che oltrepassano il confine uomo-animale creando una relazione “materna” troppo intensa con il proprio cane. In fondo gli animali stessi dopo un piccolo lasso di tempo lasciano liberi i propri cuccioli di andare nel mondo tanto che si staccano da loro giungendo in poco tempo a non riconoscersi più poiché dimenticano il loro odore.

Questa è la legge della natura che va assolutamente rispettata.

La domanda tuttavia, difronte a tante dimostrazioni assorbenti nella relazione con il proprio animale domestico, sorge spontanea: è possibile che il rapporto tra le persone e i loro cuccioli rispecchi una relazione di tipo madre-figlio?

La scienza sostiene che ci sono notevoli somiglianze nelle reazioni con cani e bambini. Vanno distinte due significative differenze: un’area importante per i legami si accende di più nel caso dei figli, mentre quella delle elaborazioni delle immagini “scatta” di fronte al cane. Il rapporto con il quattro zampe si basa più sulla comunicazione visiva piuttosto che verbale. È l’immagine del cane che entra dentro alle nostre emozioni regalandoci e sviluppando quell’affettività che ci lega a lui(lei). È importante tener presente che la relazione con il proprio figlio(a) è dato non solo dalla comunicazione emotiva per immagini ma anche dalla comunicazione che si attacca magneticamente al vissuto individuale.

I cagnolini occupano un posto speciale nel cuore e nella vita di molte persone, non per questo possono trasformarsi in umani. Certo è che il legame madre-figlio e quello uomo-animale ha sia delle somiglianze sia delle differenze significative nel modo in cui importanti regioni del cervello reagiscono alle immagini del proprio figlio o del proprio cane.

Si attivano nello stesso modo zone importanti per funzioni come emozione, ricompensa, rapporto filiale, elaborazione visiva e interazione sociale. Sono zone che si accendono con una maggiore attività quando sia il proprio figlio sia il proprio cane, entrano in relazione con la persona.

Vi è, quindi, una rete cerebrale comune importante, che si attiva quando le madri guardano immagini dei loro figli o del loro cane. Tuttavia, la cane manca un aspetto significativo che pur essendo degli ottimi comunicatori non possiedono: il verbo.

Perché amare i cani è naturale e al tempo stesso spontaneo?

Il cane vive in stretta sintonia con le persone ormai da secoli.

L’effetto empatia tra umano e cane è fortemente influenzato dalla mimica facciale dell’animale. Lo sguardo, la posizione del muso, come si siede davanti alla persona e molto altro ancora crea un intesa forte e potente. Questo porta inevitabilmente a creare un legame intenso con il cucciolo, tanto da far breccia nell’emotività delle persone. I mammiferi si esprimono attraverso la mimica facciale, ma i cani lo fanno in presenza del pubblico umano, così da attivare nell’individuo un’emozione intensa e profonda. Questo permette di comunicare con loro molto più che con altri animali, e diventa un canale diretto di empatia. Anche se sono convinta che anche con i cavalli può accadere di creare un intenso binomio di relazione, basta osservare nell’equitazione i binomi cavaliere-cavallo che sono un corpo unico. Questo ci aiuta a comprendere quanto l’anima, o meglio alcune specie di animali, siano importanti per l’essere umano.

Il rischio, con il proprio cagnolino, è amarlo così tanto da sviluppare un attaccamento morboso tanto da cadere nell’isolamento.

Molte persone sviluppano empatia nei confronti dei cani mentre non accade per i loro simili. Perché?

Nell’interazione uomo-animale la persona enfatizza l’ingenuità, la purezza di cani, e i sentimenti di dolcezza di tenerezzada questi evocati così da viverli come assoluti.

Queste persone sostituiscono nel loro immaginario la loro presenza soddisfacendo la ferita di non aver potuto avere dei figli o al tempo stesso nutrendo la ferita della solitudine. Il rischio è che il legame con il proprio cagnolino diventi esagerato, un attaccamento morboso che non ha nulla di equilibrato, come se l’affetto possano averlo solo dal loro animale domestico.

Il rischio è di creare cagnolini adulto-morfizzati, nel senso che i proprietari si considerano veri e propri genitori, trattandoli come i figli ideali, obbedienti, mai deludenti, molto ammaestrabili secondo i propri bisogni inconsci o consci. Questa è sicuramente una relazione disfunzionale.

Così non viene rispettato l’animale che interagisce con l’uomo. Il cagnolino non è un essere umano! Il problema è creare sofferenza nell’animale per il mancato riconoscimento dei loro bisogni da parte della persona che l’ha adottato.

Il cane toglie dalla solitudine, sono compagni di vita speciali ma hanno bisogno di essere rispettati per quello che sono. Non dimenticatevi mai che loro vi amano e rispettano incondizionatamente, fate la stessa cosa con loro rispettando la loro natura e i loro bisogni.


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