• Barbara Fabbroni( on Visto)

Mi hai rifiutato e io ti punisco


Le luci si spengono. Il sipario si chiude. Un’altra vita che se ne va. Un’altra donna che cade sotto l’amore crudele che non ha pietà, non ha un domani, non ha un perché o forse ne ha tanti ma nessuno sa rispondere in maniera adeguata. Un grido ghiaccio, inafferrabile, imbevuto di disperazione accompagnato dall’ultimo respiro e poi … e poi il nulla. Un corpo che giace senza vita, accovacciato su se stesso, imbevuto di sangue, bagnato di orrore. Occhi sbarrati. Bocca serrata. Il nulla è per sempre.

Un altro uomo, l’ennesimo, che accecato da un agito folle, annebbiato da una irrefrenabile sete di vendetta, perde il suo equilibrio (se mai ce ne fosse) scaricando la sua rabbia, il suo odio, la sua aggressività in un corpo tanto da toglierli la vita. Prima un pranzo, come spesso accadeva. Poi la fuga, giorni e giorni di ricerche, la cattura, il racconto confuso, sbiadito, concitato, senza senso. Lacrime, tante lacrime. “Ho ucciso Elisa, era la mia ossessione”.

Una donna, un’altra donna è morta. Orribilmente morta per un orgoglio ferito, per mano di un uomo che non ha retto la frustrazione del rifiuto.

Le cronache sono ricche di questi eventi luttuosi. Una lista lunghissima di uomini che come lupi affamati sbranano donne che cercano di essere solo se stesse, di vivere una vita tranquilla, di non perdere la propria dignità di persona.

Eppure questi uomini, si mascherano da seduttore, dicono di amarle, di volerle fare felici ma poi si scatena uno tsunami violento e imprevedibile. È un attimo e la partita della vita si gioca fino in fondo, senza possibilità dei tempi supplementari, non ci sono nemmeno i calci di rigore. Non ci sono, non ci saranno mai più.

Cosa fa nascere tutta questa rabbia che spesso raggiunge territori da cui non si può tornare indietro? Perché è così annebbiante un “no” per un uomo? Cosa si nasconde dietro a colui che prima si presenta come un Principe quando poi è solo un terribile persecutore che può anche uccidere?

Fiumi di parole in questi anni si sono susseguite per raccontare, sviscerare, parlare, narrare gli eventi di cronaca che parlano dei femminicidi. Un sangue amaro che scivola in rivoli di sospesi, di non detti, di incomprensioni, di incontro con la follia umana giocata nello spartiacque di qualche infinito minuto.

Spesso nel profilo di un uomo che giunge a uccidere si rintracciano precedenti comportamenti di violenza o di stalking. Generalmente non sono mai persone tranquille e docili, anzi scattano e si innervosiscono con facilità mostrando, quando non riescono a ottenere ciò che hanno in mente, atteggiamenti aggressivi. L’omicidio, non a caso, sembra essere figlio di un percorso persecutorio iniziato con maltramenti e violenza fisica o psicologica che si protrae nel tempo.

Come si presenta un uomo che uccide?

Apparentemente è un individuo normale, come si suol dire “ben orientato nello spazio e nel tempo, capace di intendere e volere”, anche se giunge a commettere un reato tanto grave.

C’è una nota di fondo che sembra creare un filo conduttore con tutti i femminicidi (con la maggior parte): sono quasi tutti uomini con cui la vittima ha o ha avuto una relazione, il dramma nasce nel momento in cui la relazione sta per terminare o è finita.

È la risposta dell’amore ferito che scarica la sua frustrazione uccidendo l’oggetto amato. “Non sarai mia ma non sarai nemmeno di lui”, sembra il movente che conduce l’uomo ad agire, facendogli perdere il controllo. A volte basta veramente poco e si scatena l’irreparabile. Nel momento in cui perde il possesso-controllo del suo oggetto d’amore si scatena l’inferno dentro alla sua anima tanto che l’uomo attraverso l’omicidio denuncia la sua priorità, il suo possesso, la sua determinazione a non lasciarla andare.

“Ho il potere di decidere della tua vita, posso togliertela, sei mia, soltanto mia!”.

Più che in una società civile sembra di essere sprofondati in una giungla, dove la supremazia è: la vita mia per la tua. Ci sono uomini che sono ancora legati all’epoca in cui le donne erano succubi, stavano in casa, badavano ai figli, si prendevano cura della famiglia e soprattutto non si ribellavano ma accettavano tutto di buon grado. Oggi le cose sono cambiate, c’è una nuova modalità di stare in relazione e spesso alcuni uomini non accettano questa uguaglianza così che cercano di mantenere la supremazia a ogni costo. Se valutiamo bene, se svisceriamo le varie vicende ci accorgiamo che spesso dietro ai femminicidi ci sono persone che usano la violenza come strumento per prevalere sulla propria donna. Una donna che non riescono a gestire, con la quale non sanno comunicare, con cui non riescono a vivere il conflitto in maniera costruttiva, perché per loro confrontarsi è sinonimo di perdere la virilità, invece che un passaggio costruttivo per la relazione.

L’omicidio è il fallimento, il naufragio dei sentimenti. Se un uomo violento comprendesse il suo problema sarebbe tutto più facile, invece la sua attenzione si focalizza sulla donna, è lei l’unico vero problema. “La causa del mio malessere è lei! L’unica vera colpevole”.

Purtroppo, le donne tendono a minimizzare o denunciare solo quando ormai è troppo tardi. Infatti, sarebbe importante farsi aiutare subito nel momento in cui si avverte che qualcosa non va, quando i primi segnali si fanno portavoce di un malessere che potrebbe sconfinare nell’abisso. Difronte a questi atteggiamenti non bisogna né giustificare né tanto meno trovare degli alibi per salvare l’insalvabile.

Possono esserci situazioni eclatanti, le più nascono in sordina, mascherate da un momento “depressivo” che altro non è che l’humus, dove si alimenta l’epilogo triste.

Non è possibile fare un profilo psicologico dell’uomo violento. Anche se esiste un ciclo della violenza, che prevede una fase in cui c'è un aumento della tensione psicologica, fatta di silenzi, malumori, conflitti, tensioni, svalutazione della donna, denigrazione, minaccia. L'esito poi è la violenza fisica.

Tuttavia, spesso la violenza è accompagnata da problemi di tipo psicopatologico, con sintomatologie ansiose e depressive o problematiche di organizzazione della personalità.

Dietro alla violenza di un uomo così feroce cosa si trova?

C’è sofferenza, c’è l’incapacità di esprimerla se non con un comportamento estremo. È vero che analizzando il profilo di questi individui e la loro storia di vita si scoprono aspetti significativi che possono essere indici importanti per comprendere che cosa ha fatto scattare in lui l’omicidio. Sono generalmente bambini che hanno avuto un’infanzia sofferente, deprivata di affetto, di emozioni positive, dove hanno sperimentato la frustrazione della svalutazione tanto da non riuscirla a gestire e contenere in età adulta. Infatti, patiscono la donna che non riconosce i suoi bisogni, che tende a svalutarli, a negarli, tanto da rafforzare l’esperienza infantile, che la persona ha vissuto.

Non è detto che un uomo violento verso la donna, lo sia anche socialmente, spesso la conoscenza che hanno le altre persone è di un uomo buono, disponibile, senza problemi, legato alla moglie o fidanzata, che spiazza tutti con il suo comportamento estremo. Poi, all’improvviso l’imprevedibile. Così il sipario si chiude, fiumi di parole si spendono, rigoli di lacrime scivolano nei volti attoniti. Passano i giorni fintantoché in un altro luoghi accade ancora una volta. Così la girandola dei perché torna a ruotare senza comprendere mai fino in fondo la radicalità delle motivazioni. C’è solo una via per non cadere nella rete della follia omicida: protezione, attenzione e al primo segnale poco sicuro chiedere aiuto.


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