• Barbara Fabbroni( on Visto)

Il raptus non giustifica nulla


Nella nostra società, dove tutto corre e si rincorre c’è una nicchia significativa di insoddisfazione che, legata alla propria organizzazione di personalità, può portare, con il tempo, verso un limite cui non è facile riorganizzare la strada dell’equilibrio. Ci sono persone che apparentemente sono “normali”, “perbene”, non hanno mai, nelle relazioni sociali, dato segni di perturbazione, di smarrimento aggressivo, di stress ingestibile: eppure uccidono. Eppure accade che uccidono, all’improvviso, come un temporale nel cielo estivo, tanto da lasciare solo sgomento e smarrimento, incredulità, sorpresa e domande senza risposte.

Le cronache in questi ultimi anni sono ricche di esperienze forti e significative che lasciano con il fiato sospeso, portandoci di fronte a fatti estremi tanto da essere incapaci di far qualcosa. Le reti televisive creano programmi su programmi che affrontano questi delicati temi, ma spesso anche loro formulano domande che non troveranno mai risposte. Difronte a tanta aggressività giocata nello spartiacque di un tempo ristretto c’è davvero poco da fare, se non avere attenzione al pregresso della persona. Ogni individuo nel qui e ora è il frutto del là e allora.

Le aule dei tribunali, gli avvocati penalisti si riempiono la bocca utilizzando il “raptus emotivo” così giungono a “giustificare” agiti terribili non solo a scapito delle donne, dei bambini ma anche verso quelle persone che si possono trovare nel posto e nel momento sbagliato, cadendo vittima di un agito imprevedibile. Anche la faida islamica che porta i Kamikaze a seminare morte tra innocenti può essere considerata un “raptus religioso” che rapisce la mente creando “mostri assassini” in nome della propria fede religiosa. Difficile proteggersi!

Il “raptus emotivo”, è giunto a dimezzare la pena per il femminicidio di Olga Mateida parte di Michela Castaldo reo confesso. La donna con cui aveva una relazione da un mese, fu strangolata a mani nude. Da una condanna pesante si è giunti a una pena inferiore proprio in virtù del “raptus”.

Lo stesso vale per Emanuele Riggione, accusato dell’omicidio aggravato di Elena Panetta.L’omicidio sarebbe avvenuto a seguito di una lite per la richiesta, da parte dell’uomo, di denaro per acquistare della cocaina. Il rifiuto della donna avrebbe provocato il raptusomicidia dell’uomo.

Per il piccolo Lorenzo lo stesso epilogo triste, la madre dopo una forte depressione è colta da un “raptus emotivo” (che nemmeno la donna riesce a spiegare) e uccide il figlio di tre mesi “scaraventandolo violentemente a terra”. La strage dei bambini innocenti vittime di madri, padri o conviventi presi da un momento di follia è molto lunga, per molti aspetti agghiacciante.

Sono vittime sacrificali di una follia che travolge la persona, tanto da portarla a commettere un atto estremo. Uccidere l’altro, piccolo o grande che sia, ha in sé caratteristiche particolari che hanno prologhi antichi ed emergono all’improvviso senza preavviso. Tuttavia, l’individuo che agisce l’atto omicida mosso dal raptusha una personalità particolare, dove è possibile rintracciare gli algoritmi che lo conducono verso comportamenti folli. L’immagine che socialmente mostrano è qualcosa che si distacca molto dalla realtà. Sono capaci di vivere una vita “normale” e poi agire in un lasso di tempo minimo, dopodiché tornano nuovamente in un apparente equilibrio. Spesso sono presi da amnesia così da non ricordare il comportamento violento agito.

Si può morire per mano di uno sconosciuto solo perché non si è data una precedenza a un semaforo? Accade a Trani, scoppia una furiosa lite per una mancata precedenza, lui 28 anni, una moglie e un figlio di 5 anni spettatori della macabra scena, muore per una coltellata al torace. L’autore dell’omicidio un 50enne con precedenti.

Davvero un raptusemotivo può portare a tanto? Esistono così tante persone rapite da un momento di raptusoppure è una strategia difensiva orientata al riconoscimento di un’infermità o di una semi-infermità di mente per la persona che ha agito? La clinica psichiatrica cosa dice in merito?

È fuor di dubbio che “il raptus è un reato d’impeto” con un passaggio all’atto immediato senza nessuna presa di consapevolezza. È qualcosa di improvviso, non mediato, con modalità e dinamiche più o meno organizzate. È un comportamento cui la criminologia fa spesso riferimento per spiegare omicidi inspiegabili. Vi ricordate il caso di Cogne? La madre omicida che continua a sostenere di essere innocente. Tuttavia, il raptusappartiene a una sfera patologia di malattia e abbraccia l’ambito criminale.

La persona che ha una sfera psicopatologica fragile, seppur non manifestata, può passare all’atto mosso da un impulso istintivo che spesso può essere accompagnato da un vissuto delirante o allucinatorio.

Si crea un corto circuito mentale che non è possibile bloccare. È importante per fronteggiare questo problema, avere consapevolezza di ciò che si sta vivendo e assorbendo come esperienza di vita. Bisogna ricordarsi che nessun femminicidio o atto aggressivo sui propri figli accade all’improvviso ma è l’esito di un’escalation di violenza che non è stata intercettata o fermata in tempo.

È una violenza muta, nascosta, che nasce come sottofondo ma diventa sempre più implodente dentro alla persona. È un vissuto pericolosissimo poiché porta a far vacillare l’assetto psichico-emotivo della persona che agisce sull’altro, all’inizio con comportamenti all’apparenza giustificabile fino a giungere all’agito più estremo.

Cosa proteggersi da tutto questo? Difficile da dire poiché per sua natura la follia, o raptus che si voglia, può esplodere all’improvviso in seguito a un periodo di forte stress emotivo che porta l’individuo a cortocircuitare le sue emozioni. Il consiglio è di proteggersi quando viviamo con persone che manifestano segni disfunzionali. Per i bambini che non possono mettere in atto una vera e propria protezione sta alle persone vicine valutare, osservare e nel caso agire per tempo. I segni seppur piccoli emergono sempre nel quotidiano. Se invece troviamo un folle casualmente? Il consiglio è non creare situazioni che modificano le regole del buon senso, non lasciarsi trascinare da piccole trasgressioni, rispettare l’altro se vogliamo lo stesso rispetto.

È difficile vivere nel mondo della vita, prestare attenzione e stare attenti è forse una via per non imbattersi in situazioni senza ritorno.


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