• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Papà dopo i 60? La gioia più bella


Incontrare Massimo Bonetti è entrare in contatto con un mondo interiore emozionante e coinvolgente. Nel suo volto si ritrovano le tracce della sua esperienza di vita intensa, forte, decisa. Prima di essere attore, volto televisivo, regista e sceneggiatore di successo è un uomo profondo, un marito innamorato e un padre decisamente straordinario.

Essere padre a sessant’anni è un’esperienza radicalmente profonda che cambia le declinazioni della propria vita conducendo in un territorio, dove il possibile si fa certezza, l’incerto diventa realtà, la paura si trasforma in progetto nutritivo.

Uno tsunami che improvvisamente implode dentro l’anima. Durante l’attesa, nove mesi con il fiato sospeso, l’immaginario ha costruito una storia, una trama vivace che poi, la realtà ha reso ancora più preziosa quando la piccola Lucia ha regalato il suo primo vagito.

Braccia forti che l’hanno accolta proteggendola dal mondo, occhi che le hanno regalato uno sguardo d’amore indimenticabile, parole, dolci parole, che come una ninna nanna l’hanno accompagnata e tutt’ora l’accompagnano nel percorso della sua crescita.

Sentir parlare Massimo Bonetti di sua figlia è come ascoltare una sinfonia diretta da Herbert von Karajan, tutto si fonde e confonde nell’assoluto. Lucia, per lui, è l’assoluto. Gli ha regalato una seconda giovinezza, una vita nuova ricca di mondi inesplorati fino a quel momento, densa di progetti, brillante di creatività. Il successo regala fama e riconoscimento, nulla da confondere con l’incontro persona-a-persona, frutto del proprio amore. Una vita donata è una scintilla accesa nell’eterna fiamma dell’esistenza.

L’età matura fa certamente comprendere il senso profondo di essere padre, c’è il desiderio di accompagnare questa nuova vita nelle declinazioni variegate del suo percorso di crescita, sorprendendosi per la consapevolezza che la piccola porta in sé, per la capacità di coniugare perfettamente il congiuntivo, per la fluidità delle sue parole, dei suoi pensieri.

Nel raccontarsi, Massimo, racconta Lucia, come se la bimba gli avesse regalato quel qualcosa di unico che non si può esprimere a parole. Una vita fatta di cose autentiche, ricca di scoperte, imbevuta di emozioni, accarezzata da intuizioni nuove.

Diventare padre è la cosa più semplice al mondo solo per chi non ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare, parole da offrire, emozioni da condividere, poiché essere padre presuppone una disposizione accogliente e protettiva verso l’altra vita che si dona alla coppia genitoriale. Massimo lo sa, lo racconta con le sue parole.

Per Massimo Bonetti cosa significa essere padre?

“Èla mia unica ragione di vita, è una cosa … è un regalo che Dio mi ha mandato in un’età inaspettata. Pensavo fosse finita lì, invece è arrivata. Pensavo di non vivere mai un’emozione del genere, invece, poi, è stato tutto devastante”.

Perché devastante?

“Devastante dal punto di vista emotivo, l’emozione dalla nascita fino a un’ora fa quando sento che coniuga il congiuntivo perfettamente, quando dimostra questa evoluzione continua e costante secondo per secondo, questa crescita intellettuale, la ricchezza d’animo, di coscienza. Sai, la vedi crescere, ma non sono i centimetri, è la forza della sua personalità che cresce, quindi, è una cosa micidiale da questo punto di vista. Non ho mai pensato di misurarla al muro come fanno tutti”.

Che cosa rappresenta per te l’incontro con tua figlia?

“È qualcosa che non si può descrivere, bisogna solo sperimentarlo”.

Facciamo un passo indietro, quando hai saputo che stava arrivando cosa è successo?

“Beh, quando ho saputo che stava arrivando … ho vissuto una prima gravidanza con mia moglie che non è andata bene, è stata una grande emozione seguita da una delusione, da un dolore enorme. Dopodiché, io, da Ariete ascendente Ariete, ho perseverato, anche su consiglio diretto del ginecologo, che mi sosteneva, ricordo che mi disse: ‘è caduto l’aereo’. Ecco questo è. Allora mi disse di andare avanti che sarebbe andato tutto bene e questo è stato. Quando ci dissero della gravidanza che, poi, confermarono che era una bimba, è stata una cosa micidiale. Io muoio per lei”.

Tu che padre sei?

“Io sono un padre esagerato, un padre al cento per cento, un’attenzione costante, un amore assoluto. La seguo secondo per secondo, le sto accanto mentalmente, con un’attenzione ma senza invadenza. Già ha un suo carattere. Se sta con un’amichetta a giocare mi dice: ‘papà vai di là!’. E giustamente devo andare via”.

Progetti con tua figlia?

“Quello di vivere con lei fino a 120 anni, minimo. Io voglio pure diventare nonno! Il progetto è quello di vederla crescere sempre di più e indirizzarla bene senza imporle nulla. Mi piace la sua educazione e mi dà grande soddisfazione. Non voglio perdermi nulla di mia figlia, anche se le lascio il suo spazio, il suo tempo”.

Cosa ti aspetti ancora dalla vita?

“Dalla vita … io sono avido delle cose belle, nonostante … nonostante alcune situazioni deludenti come la Rai che mi ha un po’ abbandonato. Da che ero un personaggio in Rai, ne ho fatte di cotte e di crude. Dalla fine de ‘La squadra’ mi hanno messo un po’ da parte, la cosa mi fa molto male. Mi fa male perché non vogliono riconoscere quello che io mi sono guadagnato sul campo con prestazioni serie, con professionalità, con impegno”.

Adesso cosa stai facendo?

“Mi sto dedicando al cinema, alla regia. Ho terminato adesso il film di Avati, ‘Il signor diavolo’, che mi sta dando molte soddisfazioni, sta andando bene, sta incassando molto. Ho fatto un altro film che si chiama ‘Credo in un solo padre’, è una bellissima storia, dove sono protagonista. E poi il mio piccolo grande film ‘La settima onda’, come regista, scritto e diretto con forte emozione. A novembre andrò a fare una nuova regia, dove sarà produttore Gianni Pagliazzi. Pensa è un film che è nato come è nata mia figlia. Nel senso che quando la levatrice me l’ha messa in braccio, appena uscita dalla pancia di mia moglie, io ho avvertito un senso di grande protezione nei suoi confronti, in me è nata la domanda ‘Cosa posso fare io per te?’, ‘Cosa potrei arrivare a fare io per te?’ e me la sono abbracciata. Lo stesso senso di protezione l’ho trasferito in questa storia. È la storia tra un padre e una figlia di 22 anni, non potevo pensare a un padre e una neonata, sarebbe stato un corto. Questo mi dà grande soddisfazione. È un regalo per mia figlia”.


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