• Barbara Fabbroni( on Visto)

Ero in miseria poi la Caselli fa il miracolo


Nel 1989 esce il suo primo album. Ha vinto due targhe Tenco, una con il primo album “Cartoons” l’altra con il tour nel 2012: “Baccini canta Tenco”. Quattro dischi di platino, vincitore del Festivalbar 1990. Sono trent’anni che Francesco Baccini calca le scene italiane e non solo, riscuotendo successo con la sua capacità innata di catturare il pubblico portandolo dentro alle storie che canta. Sentirlo, in un concerto, è come sedere accanto a lui mentre con garbo e gentilezza, forza e coraggio, trasgressività e tradizione, ti racconta come è nata quella canzone, cosa racchiudono le parole, quale significato vuole essere condiviso con l’altro, che cosa ha smosso quella riflessione così leggera oppure così profonda.

Genovese di nascita, cittadino del mondo, vive e lavora a Milano. È in continuo movimento, perché lui, artista a tutto tondo, pianista, ama il cinema tanto da partecipare come protagonista minore a due film, non si ferma mai. È curioso e al tempo stesso amante delle perturbazioni che la vita propone, qualunque esse siano poiché c’è sempre un insegnamento. Nella lunga chiacchierata emerge il suo bisogno di avere un contatto viscerale con il pubblico, l’amore per i suoi Maestri, come Fabrizio de André e Jannacci lo rendono ancora molto amato.

Davanti a lui si ha la sensazione di essere innanzi a un Maestro, una di quelle persone che più ascolti più vorresti star lì ad ascoltare. Nell’intervista è un fiume in piena, spazia in vari argomenti nonostante tutto ruoti su un punto cardine: la vita dell’artista, del cantautore, l’etica di essere persona.

La tua carriera è iniziata con grande successo, il tuo primo album ha vinto la targa Tenco? Si, ma ho faticato molto soprattutto i primi tempi. Vivevo a Genova con mia madre e mia sorella, io lavoravo e pensavo a loro. Ho perso mio padre che avevo 15 anni. Mia sorella studiava ancora. Poi, un giorno, ho deciso di mollare tutto. Mi sono licenziato, ho lasciato a loro tutta la mia liquidazione e sono partito per Milano. Non sapevo dove andare, non conoscevo nessuno. Ho vissuto un anno in macchina. Poi, faticosamente sono stato accolto da Caterina Caselli, all’inizio volevano spersonalizzare il mio stile. Quando per caso ho conosciuto Vincenzo Mollica, lui è stata la mia svolta. È rimasto colpito dal mio modo di fare musica, ha chiamato Caterina e da lì è partito tutto.

La musica come è entrata nella tua vita? L’ho sempre amata. Volevo fare musica anche se la mia mamma ha voluto facessi il liceo scientifico. Per terminarlo ho messo fino a vent’anni. Ma la musica era il mio desiderio più grande.

Chi sono stati i tuoi maestri? Sono cresciuto con Fabrizio de André e Jannacci.

Quanto la musica ha inciso nella tua vita privata? Tantissimo,ogni mia scelta di vita è legata alla musica.

L’amore dei tuoi fan è fonte d’ispirazione?Guarda, in questo momento sto lavorando moltissimo, non cerco nulla ma le cose mi arrivano. C’è stata un’esperienza che mi ha gratificato molto. Un giorno mi chiama un tipo che mi propone di fare un concerto a degli adolescenti. Loro non sapevano nemmeno chi ero, eppure sono riuscito a catturarli, a portarli nel mio mondo musicale, a fargli comprendere il significato della musica. I giovani oggi hanno bisogno di veri eroi per potersi identificare, non incontrare nel loro quotidiano il vuoto delle regole, dei valori e se vogliamo anche il vuoto musicale.

Cosa pensi dei giovani di oggi?Sono molto preoccupato per quello che vedo. C’è tanta confusione di ruoli. Trovi dei giovani che passano le serate con i genitori, dei genitori che si comportano come adolescenti. Non credo nel rapporto genitori-figli amici, non funziona e soprattutto non è positivo per nessuno. Mi rendo conto che i giovani di oggi sono molto diversi dalla mia generazione. Non hanno cose in cui credere, non hanno i giusti stimoli. È una generazione senza prospettive. Vado spesso in Francia e vedo la differenza educativa e culturale tra i giovani francesi e i nostri. È abissale. Questo è un vero problema. C’è bisogno di tornare un po’ indietro altrimenti si sprofonda nel Medioevo delle relazioni e dei sentimenti.

Della musica di oggi cosa pensi? È tutto molto commerciale. Escono cantanti dai vari programmi televisivi, fanno un disco e poi tempo sei mesi non si sa più nulla di loro. La musica di oggi è solo un grande business, mancano i veri cantautori, gli artisti che fanno della musica la loro vita. Non possiamo sentirci arrivati con un solo disco. La musica è impegno. Sai adesso va tanto il filone indi. Questi giovani non sanno nulla, si presentano un po’ spettinati, mettono insieme due note e si sentono dei grandi. Nella musica come nella vita c’è bisogno di dedizione, regole, impegno. La musica è vita e non va commercializzata senza significato.

Trent’anni dall’uscita del tuo primo album, cosa c’è ancora in cantiere adesso? Non voglio più fare un altro album, basta ne ho fatti tantissimi. Mi dedico ai concerti, al mio pubblico, al cinema. In questo tempo della mia vita ho molti progetti cinematografici. L’anno scorso ho fatto “Credo in un solo padre”, dove ho recitato e composto la colonna sonora. Attualmente sto girando con ARproduction un docu-film che narra della mia esperienza come cantautore e come uomo, attraverso varie città italiane. Lo sto facendo perché sono amico di Gianni Pagliazzi e non avrei potuto dirgli di no. È un’esperienza divertente, mi piace. Inoltre c’è in cantiere un altro progetto, un docu-film su Francesco Nuti, una mia canzone accompagnerà i titoli di coda.

Dopo trent’anni di carriera la strada è ancora piena di soddisfazioni, si apre a percorsi nuovi e stimolanti. Francesco Baccini non è solo un grande cantautore ma un uomo che sa regalare aspetti di sé profondi e ricchi di significati.


9 visualizzazioni