• Barbara Fabbroni( on Visto)

Lo sballo è una fuga dalla vita


È arrivata la notte, fredda, cruda, imprevista. È arrivata quando ancora non avevi compiuto 20 anni. Venti anni sono pochi, pochissimi per non vedere più il nuovo giorno, eppure è accaduto anche a te come spesso accade a molti giovani che con la loro voglia di mordere la vita, con la forza della loro giovane età si lasciano travolgere da quel qualcosa che non prevede un domani.

La cronaca si riempie ancora una volta di nero, una ragazza di 19 anni muore in discoteca dopo un malore. Il decesso potrebbe essere stato causato da un mix di alcol e droghe che la giovane ha assunto poco prima di sentirsi male.

Sono davvero pochi 19 anni per morire quando sei presa a divertirti, a vivere leggera la tua vita divertendoti con i tuoi amici. Eppure, accade. Così la giornata, anche la più luminosa, si oscura per sempre. Troppi sono, i giovani e i meno giovani, che si lasciano trascinare dal vortice della leggerezza, dello sballo, dell’euforia ritagliata nel fine settimana come se fosse un momento, dove riporre tutte le proprie ansie, frustrazioni, insoddisfazioni.

Possiamo scrivere fiumi di parole, poi alla fine arriviamo sempre allo stesso punto: lo sballo è una maniera per non sentire ciò che fa male, per sentirsi forti, invincibili, al passo con una vita che deve assolutamente farti sembrare felice, dove tutto è superlativo. Una vita, dove devi essere un vincente, altrimenti passi per sfigato e nessuno ti si fila.

Il dramma è lì, rintanato tra le mura della propria anima, con il cuore lacerato dall’impossibilità di sentirsi davvero ok, l’inadeguatezza invade ogni cellula, trascina nel vuoto, dove il bisogno di sentirsi vincente, piacente, di successo, qualunque sia l’età che viviamo e attraversiamo si fa assolutamente necessaria per esistere. È il malessere dell’anima che viene esorcizzato con la presenza assidua nei Social e al tempo stesso con la necessità di trovare lo sballo con droghe, alcool, sesso o vita estrema.

Perché c’è il bisogno di affidarsi a surrogati che possono portare alla morte per sconfiggere l’inadeguatezza? Perché c’è la credenza che rifugiarsi, di tanto in tanto, sotto gli effetti dell’alcool o delle droghe possa far elaborare il vuoto che si sperimenta? Perché tanti giovani e meno giovani si attaccano a queste pseudo modalità esistenziali per esserci?

Il discorso è ampio e difficile. Le variabili sono tante, la declinazione su cui si cementa il dolore per il vuoto che si sperimenta, lascia una lacerazione profonda. Così per non sentire le persone si affidano a qualcosa che almeno per qualche ora possa togliere il velo della sofferenza.

C’è la solitudine dei rapporti umani nel bisogno di sballarsi, fosse anche con notti di sesso cucite nella promiscuità più bassa. Qualunque sia la devianza ha tutta la stessa radice emotiva: sedare il vuoto, sentirsi fighi, essere al centro dell’attenzione, dimostrare di essere senza timore in nulla, trasgredire sempre di più.

Qual è il motivo per cui i giovani (e non solo) cercano sostanze nuove, che permettano loro di “sballarsi” e di fuggire dalla realtà?

Divertirsi è un bisogno tipico dell’età giovanile (anche di quella adulta soprattutto oggi nella nostra società), ma questo non è il lasciapassare che giustifica l’abuso insensato di alcol, sesso, droghe.

Ben si sa che quello che sta alla base di queste dipendenze, come già ho scritto, è: “la solitudine, il vuoto, la mancanza di contatti veri e nutritivi”. Questi bisogni insoddisfatti arrivano da più fronti: la famiglia che non esiste più, i genitori che vogliono fare gli amici e non i genitori, la mancanza di legami solidi, una vita vissuta solo nel web, la necessitò assoluta di dover essere felici h24.

L’impegno da parte di coloro che dovrebbero aver cura e prendersi cura, è di cambiare il terreno emotivo cercando di ricostruire relazioni umani solide, affidabili, concrete, affinché non solo i giovani ma anche i meno giovani comprendano che non sono soli e che non sempre la via più semplice, in questo caso lo “sballo” indotto da alcolici, sesso, droghe, è quella giusta, mostrando un modo diverso di divertirsi, stando insieme, coltivando i loro sogni.

Essere vulnerabili è normale soprattutto se si attraversa un momento difficile, nel periodo dell’adolescenza lo si vive in maniera ancora più incisiva e profonda. Aver bisogno della presenza autentica e accogliente dell’altro è normale poiché siamo animali sociali che abbiamo bisogno di costruire ed avere relazioni solide. La paura di ogni individuo è sentirsi perso di fronte al mondo, essere solo, smarrito. Così trovare un antidoto risulta l’unica via possibile poiché, attualmente, le relazioni sono di plastica e vivono solo in un mondo filtrato dai Social, dove tutto si mostrano vincenti e felici.

L’inquietudine, lo smarrimento, la solitudine che può essere vissuto da una persona, non solo nell’età adolescenziale, ha un nucleo originale che si organizza nell’infanzia, nelle sue prime relazioni di accudimento. È in quel periodo che l’individuo impara a fidarsi, a gestire la frustrazione, a superare la svalutazione, a costruire basi solide per la sua vita. Se l’altro non sa offrire un terreno sicuro, una base solida, l’individuo può, in età adolescenziale o adulta, cadere nella trappola delle dipendenze. Diciamo così “lo sballo” funge da meccanismo di difesa per non fare contatto con il dolore antico. La cosa migliore sarebbe prendersene cura con uno specialista ma questo, spesso, va a rafforzare la caduta della propria autostima.

L’adolescente poi, deve fare i conti anche con la sua ingenuità, così si getta nella movida senza porre attenzione a ciò cui può andare incontro. Infatti, spesso i giovani non cercano di sballarsi ma restano intrappolati e sedotti da tutta una serie di fattori.

La maniera in cui le discoteche sono progettate e organizzate conduce i giovani a intraprendere la via dello sballo. “Tutto è costruito perché tu possa bere e drogarti”, si legge nel Twitt di un giovane di 24 anni. Oppure come mi è capitato di leggere la dichiarazione di un giovane sedotto dal meth, una droga sorella della cocaina. Lui racconta a un magazine: “Frequentavo una discoteca famosa. Una sera avevo bevuto un po'. Forse troppo. Incontro una ragazza, socializziamo. Le ore passano veloci, erano le 5 di mattina e ci troviamo ancora a parlare in fila per il bagno. Lei con la sua capacità seduttiva mi dice: Ci vorrebbe una po' di coca! È stato così veloce sentir pronunciare le sue parole che subito mi ha offerto il meth”.

Così è iniziata la caduta nell’inferno. Un precipizio dal quale era difficile risalire, ci sono voluti tanti anni consumati in eccessi di ogni tipo. Mentre la sua vita andava a pezzi qualcosa e qualcuno gli hanno teso una mano, lui si è aggrappato con tutte le sue forze ed è riuscito a uscire dal tunnel.

Insomma, le discoteche e non solo, sono un paese dei balocchi costruite da tanti Mangiafuoco, dove poter trovare divertimento anche a basso prezzo. Così si ritrovano a vivere in uno spazio sconfinato, ritagliato nel fine settimana, quando “la botta” si fa necessaria per sentirsi assolutamente up.

L’unico vero consiglio: non perdete mai di vista le persone che amate. Ogni età ha la sua declinazione più o meno significativa. La vita oggi è fatta di infinite solitudini dove il rischio della caduta è possibile, è lì dietro ogni angolo e può capitare a tutti, basta un attimo e il dado è tratto.

Dobbiamo comprendere che la vita è fatta di gioie e dolori, ognuno di noi le attraversa e le attraverserà non per questo deve stordirsi. La vita va costruita passo dopo passo con la forza della propria anima e la voglia di sentirsi ok nonostante le cadute.


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