• Barbara Fabbroni (On Novella2000)

Un vaffa alla sfiga


La vita accade, spesso senza apparente motivo propone esperienze significative che s’incidono fortemente nel vissuto, non ci sono perché, non ci sono risposte soddisfacenti, è un attimo e il mondo si oscura. Non hai nemmeno tempo di riflettere su ciò che stai vivendo, sei troppo preso a risolvere la situazione, a trovare una soluzione, a desiderare che il peggio non arrivi. Tutto scorre alla velocità della luce, le immagini si susseguono all’impazzata, è una moltitudine di frasi, parole, emozioni, suggerimenti, strade da percorrere che, poi, improvvisamente vanno cambiate. Tu sei lì, con un sogno appeso a un filo, preghi, speri, desideri, ami così intensamente da sentirti perso laddove accade l’impensabile, nell’attesa che torni un po' di luce, che tu possa fare un sospiro di sollievo.

Poi, passa il tempo, piano piano le cose della vita che sembravano irrimediabili tornano nel loro quotidiano essere, l’equilibrio perso sembra riaffacciarsi timido ma sicuro, sospiri mentre un brivido ti accarezza l’anima, ti dici: “il peggio è passato!”. Chissà quante volte Cesare Bocci si è trovato in questa situazione durante la malattia della moglie, una bimba piccola che non può essere presa in braccio dalla madre.

Così ritrovi voglia di costruire, ti butti nel lavoro a capofitto, cerchi nuovi stimoli, fai progetti, senti forte dentro di te il senso e significato vero dell’essere in due, il valore dell’essere in coppia, la differenza sostanziale che fa appartenersi l’uno all’altra.

Ritorna il sereno, a fatica, con tante lacrime, con la voglia di urlare la disperazione, ma il sereno nonostante tutto ritorna.

Così dopo molti anni, da quel terribile giorno, che avrebbe potuto segnare la fine di una storia di vita familiare intrecciata nell’amore, Cesare Bocci e Daniela Spada narrano la storia del loro non matrimonio, i pianti di una bambina che la mamma non poteva tenere in braccio, il lungo percorso di terapia per tornare a essere quella di prima.

Dopo esperienze così radicate, intense, forti, si cambia. Tutto acquista un sapore nuovo, nuovi colori, nuove emozioni popolano l’anima. La vita ha una declinazione completamente differenze, si apprezza ciò che veramente conta il superfluo si lascia scivolare via.

Quando vivi in presa diretta la possibilità che tutto s’infranga in un attimo, poi, apprezzi la vita, la tua famiglia, l’importanza dell’amore, i progetti, la voglia di camminare insieme.

Quella promessa d’amore, fatta il giorno del matrimonio, riecheggia illuminando la strada. Il significato vero di quella promessa la comprendi solo attraverso esperienze forti che mettono a dura prova. Non importa se l’hai pronunciata, quella promessa appartiene a ogni coppia che decide di camminare insieme anche se non c’è un matrimonio a sancire l’inizio della vita insieme.

È come lo squarcio di un fulmine nel cielo estivo, inaspettato ma violento. Così Daniela mentre stava vivendo il momento più intenso che una donna vive quando diventa madre, viene colta da un malore, un forte mal di testa, si preannuncia così quello che sarà, poi, un periodo intenso. Resta in coma, poi la riabilitazione e finalmente il ritorno alla vita, ai suoi amori che hanno lottato con lei, che non hanno mai perso la speranza.

Il primo Aprile, una data che mai dimenticheranno, segna il margine tra il nulla e la vita: un ictus post-partum e la vita si oscura.

Una storia, la loro, che hanno deciso di condividere con il grande pubblico, come a regalare una speranza, come a significare che mai per nulla al mondo bisogna gettare la spugna, prende vita il loro primo libro: “Pesce d’aprile”.

Un racconto intenso, profondo, denso di significati che può essere utile a tutti coloro che hanno la sfortuna di attraversare momenti così intensi.

In questa narrazione emerge forte la dignità, è un racconto che nasce con l’idea precisa di lasciare un messaggio al lettore. Un messaggio stimolante e non la banale affermazione che porta a viverli come “poverini” per quello che hanno vissuto.

Il mondo non finisce nemmeno difronte a una prova così grande anzi da lì riinizia più forte di prima. Il nulla dove Daniela è stata inghiottita ha trascinato anche Cesare. Lui, interprete avvincente di Mimì nel Commissario Montalbano racconta in una recente intervista: “mollammo la bambina in braccio alla vicina”, la corsa verso l’ospedale. Da lì una serie infinita di accertamenti. “I dottori” - prosegue Boccia - “all’inizio pensavano che fosse una crisi isterica e chiedevano se avessimo litigato, mi ripetevano “Nervosa la signora, eh?”. E ci credo che era nervosa: sa come girano le palle con un ictus?”.

Nel libro si rintracciano i momenti intensi, la rabbia feroce verso l’incompetenza e la presunzione di alcuni medici, i meravigliosi “vaffanculo” pronunciati con il giusto impeto difronte alla freddezza di alcune persone.

La piccola Mia, nonostante tutto questo caos emotivo, cresce. Cresce lontana dalle cure di sua madre poiché la malattia l’ha tenuta distante da lei.

“Quando Dany ha cominciato a esser più presente”, racconta Cesare, “la bambina la rifiutava. Chiedeva “chi sei? Io voglio papà”. Una prova forte per una donna che già aveva attraversato l’inferno. Il percorso di ricucitura dello strappo relazionale fu passo passo seguito da una terapeuta. È stata la costruzione di un nuovo attaccamento, intrecciato con emozioni dense di dolore, con urla di ribellione ma infinitamente ricamato con l’amore.

Una sera, dice Cesare Bocci, “Portai Mia a letto e lasciai lei e la mamma da sole. La bambina non voleva, strillava, ma Daniela è rimasta, con le lacrime agli occhi, finché Mia non si è addormentata. Quello è stato il momento in cui si sono iniziate a conoscere”. Da quel momento ha preso avvio la relazione, l’incontro madre e figlia ha costruito una possibile base di partenza.

Le esperienze forti per Daniela non si sono fermate a sedici anni fa, c’è stato anche un tumore a riportare nell’abisso.

Il libro ha una copertina che è un inno alla vita. Incuriosisce, affascina e fa sbocciare un sorriso.

Cesare e Daniela posano su un’altalena, in abito da sposi. La vita è un’altalena dove il tessuto si intreccia tra alti e bassi così come un’altalena che dondola tra momenti di picco alti e altri bassi.

È un libro che commuove, che lascia senza parole regalando però la speranza che nulla è perduto se c’è la vita.

Come racconta Cesare Bocci: “questa esperienza ci ha anche tolto la paura del diverso, della malattia. Certo che se potessimo tornare indietro per poter fare tutto quello che Daniela non può più fare, be’ un pensierino ce lo faremmo, però oggi noi siamo quello che siamo grazie a questa esperienza”.

Non c’è messaggio più bello per poter continuare il cammino nel mondo della vita.


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