Love in the City

Non è mai amore


Un cast speciale per un corto che toglie il respiro, emozionando fin nelle viscere. Le immagini scorrono, mentre le parole narranti si amalgamano con il volto di Alessandro Haber che parla pur nell’assenza delle parole, penetrando l’anima, come se volessero impossessarsi di ogni cellula dello spettatore.

Sono scandite con tono profondo, intenso, intriso di drammatico dolore, imbevute di amore malato, intrecciate in un gioco di luci e ombre che riecheggiano come il mare d’inverno durante una burrasca che non ha fine.

Sono parole fredde, sono ritmi densi, sono messaggi significativi che conduco al confine nella terra ghiacciata del nulla, dove le anime si smarriscono senza riuscire a trovare un viatico di uscita dalle tenebre. Alla sua voce si unisce quella di Alessio Boni, altra intensa voce narrante, che scandisce un ritmo diverso pur nella stessa cruenta dolorosità.

“Preludio”, il cortometraggio con un cast straordinario, attori e attrici che hanno abbracciato questo progetto lavorando l’uno a fianco dell’altro interamente gratis, offrendo la propria presenza come mezzo per aiutare le vittime del femminicidio, a non cadere nella morsa dell’orco. È un messaggio forte, vivo, vibrante che esorta a non vivere nel silenzio, che invita a proteggere la propria vita senza farsi trascinare nell’oblio del non dire per paura, per insicurezza, per fragilità. Parlare è l’unica via per salvare sé stesse ma anche l’altro, per tendere una mano alla propria vita e paradossalmente salvare anche la vita del proprio persecutore. Vittima e persecutore hanno l’uno la vita intrecciata con il dramma dell’altra. Entrambi esistono perché uniti all’altro, all’interno di un copione nefasto.

19 minuti d’intensa narrazione, cuciti l’uno di seguito all’altro, come se fossero note perfette in una sinfonia d’amore assoluta ma imperfetta, l’imperfetto sta nella morte della vittima da parte del proprio carnefice. Non c’è lieto fine ma solo morte, desolazione, smarrimento, perdita.

In “Preludio” le emozioni forti, le sensazioni tempestose, gli altipiani infiniti, conducono a osservare da vicino le declinazioni imprevedibili della mente, dove la persona s’inabissa nella follia omicida. Sono ancora loro, le donne, vittime innocenti della follia dell’amore. Un amore malato, un amore insaziabile, un amore ai confini del nulla.

Loro, vittime “di quella disperazione che precede l’estasi dell’amore”, come narra Alessandro Haber nel cortometraggio. In fondo prosegue: “è solo colpa tua.... tu sei mia, lo vuoi capire che sei mia, urla, urla, non ti sente nessuno, non può sentirti nessuno”, perché la colpa per il persecutore è sempre della vittima, tanto da urlare lui stesso la disperazione di aver compiuto un atto omicida: “visto cosa mi hai fatto fare, io non volevo non puoi lasciarmi perché io ti amo, ti amo da morire…”.

L’amore che uccide non è amore. L’amore accoglie non recide.

Alcuni uomini spesso vivono l’amore come un’ossessione, come abbandono, come ferita narcisistica al proprio ego maschile, come una persecuzione che li conduce spesso verso la strada dell’omicidio. “Preludio” riesce a far comprendere il crescendo violento che dal vissuto perturbante dell’amore conduce verso uno stato d’animo che si conclude inevitabilmente con un omicidio.

L’omicidio paradossalmente diventa l’unica possibilità per averla, per possederla, per non lasciarla andare via tra le braccia di un altro uomo. È lei, solo lei, l’unica vera ragione di vita. Non c’è nulla senza quell’amore.

“Sei mia, sarai solo mia, sarai per sempre mia”, urla la voce disperata dell’omicida preso dalla sua follia d’amore.

Con il cortometraggio “Preludio” non c’è solo l’intenzione di dire basta al femminicidio, si respira un messaggio per rendere consapevoli le donne che le invita a restare lucide poiché dietro un amore può nascondersi un orco, dietro un messaggio intenso d’amore può esserci la trappola mortale, dietro alle rose può esserci un mondo di spine. Perché l’amore malato non resta totalmente privo di messaggi che possano mettere in guardia, un amore malato ha le sue perturbazioni evidenti che nascono piano piano e che dovrebbero invitare a pensare, oppure semplicemente a chiedere aiuto per comprendere che cosa sta accadendo. Spesso sono messaggi ignorati, non visti, non voluti riconoscere così accade il dramma, così una vita si spezza per sempre sotto i colpi fendenti di un amore folle, perso, omicida.

Nel cast sono presenti gli attori Alessio Boni, Franco Nero e Alessandro Haber, ai quali è affidata la prima parte. Haber con la sua interpretazione dà vita a un uomo al limite, disperato, follemente perso nella fame d’amore che non nutre, è un’ossessione, rapisce la sua mente, la sua vita fintantoché non finisce quel corpo rapendole per sempre la vita. L’unica cosa che sembra placare per un po' la sua folle modalità di interpretare e vivere l’amore, che poi riprende vita laddove arriva un’altra figura femminile.

Volti di donna si susseguono lacerati nel volto da una lacrima rossa di sangue, non dicono nulla a parole, parlano con il volto, urlano con gli occhi, chiamano disperatamente aiuto con il loro esserci silenzioso. È un turbine incessante di immagini che si susseguono, il loro è un sorriso amaro come se immaginassero una fine terribile. Sono donne, belle, interessanti, seducenti, irresistibili, anonime, perturbanti, con in mano un destino atroce ad attenderle. Sognano l’amore e di quell’amore stesso vengono mortalmente ferite.

Demetra Hampton è una delle interpreti, colei che fortemente ha creduto in questo progetto, quando gli è stato sottoposto. Il suo volto tagliato dalla lacrima rossa penetra dentro allo spettatore, buca l’anima con la sua presenza pregnante e densa di significato. Il suo sguardo pungente, il volto senza trucco racconta la sua storia. La narrazione silenziosa echeggia come se fosse un grido disperato aggrappato a una flebile speranza impossibile o possibile, tutto dipende dalla forza di liberarsi dall’orco.

Incisiva la presenza di Demetra Hampton che mostra la forza della sua capacità interpretativa solo narrandosi attraverso lo sguardo, il volto, la presenza densa di significato.

Abbiamo parlato insieme di questa avventura cinematografica e la nostra conversazione è stata un crescendo emotivo, pregnante di riflessioni, imbevuto di stimoli, denso di motivazioni a trovare la forza di reagire al massacro della vita.

Per un’attrice come Demetra Hampton cosa ha significato prendere parte a Preludio?

“Sai questo progetto arriva due giorni prima del mio matrimonio, dopo undici anni di convivenza finalmente si realizzava il mio sogno. Mi chiama Stefania Rossella Grassi, la regista del film, e mi chiede se volessi partecipare. Credo subito nella sceneggiatura, chiamo Daniela Lombardi, il mio ufficio stampa, le dico che dobbiamo costruire un cast strepitoso, mettiamo dentro Serena Grandi, Isabella Rossellini e altri artisti, volevo fare un lavoro importante. Abbiamo visto migliaia e migliaia di volti, di artisti prima di decidere. Ero convinta che sarebbe stato qualcosa di unico, così è stato. Le donne si vedono in maniera dolce, hanno una sofferenza non crudele, non massacrata, una sofferenza che si legge dal volto. Non bisogna esibire il sangue, le coltellate per mostrare la crudeltà della violenza, la si comprende anche con il racconto di un volto. Lo si vede dentro agli occhi”, e poi continua, “Preludio me lo sento a cuore, l’ho sentito proprio dentro il mio cuore”.

Il cast di “Preludio” è di primissimo livello, troviamo: Isabella Rossellini, Alessandro Haber, Franco Nero, Anna Kanakis, Alessio Boni, Daniela Giordano, Corinne Clery, Serena Grandi, Demetra Hampton, Elisabetta Pellini, Corrado Solari, Karla Gascon, Holly Irgen, Youma Dakite, Ermelinda Maturo, Barbara Kal. Nel cast di Preludio troviamo anche la grevigiana Valentina Marotta. Gli abiti sono di Cinzia Diddi.

Tutti gli attori, le voci narranti si sono spese per questo progetto.

La conversazione continua, Demetra racconta la costruzione del cortometraggio cui dedica un amore infinito, lo stesso amore che si può dedicare alla cosa più importante della vita, come se fosse un figlio.

Cosa genera il femminicidio? “Il femminicidio nasce come ogni omicidio, non si valuta la gravità, spesso si sottovaluta il rischio che una donna corre con uomini violenti. Le donne devono subito denunciare anche solo uno schiaffo, può essere l’inizio di una violenza reiterata. Gli uomini che agiscono violenza hanno problemi con sé stessi”.

Ti fidi degli uomini? “Io mi sono sposata dopo undici anni, mi fido ciecamente di mio marito. Fidarsi è una parola con un significato importante. Io mi fido di quelle persone che con il tempo mi hanno fatto avere fiducia in loro”.

Quale messaggio vuoi mandare alle donne? “Andate subito a denunciare. Non aspettate, aspettare può essere pericoloso, non potete avere tempo di farlo. Subito, subito, subito, anche se è solo un insulto verbale, ma può diventare altro”.

E agli uomini? “Giù le mani. Giù le mani. Le donne devono essere trattate come un fiore. Le donne sono fiori. Le donne danno la vita e devono essere trattate con carezza come se fossero un fiore”.

Non resta che ringraziare l’insieme del cast e non solo che hanno dato vita a un’opera così significativa, importante e densa di spunti per riflettere, per comprendere, per salvarsi salvando anche l’altro.


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