Love in the City

L'amore di dà alla testa


Non solo un grande attore, anche un regista e uno sceneggiatore eccellente.

Massimo Bonetti sta per firmare un nuovo capolavoro. A Febbraio 2020 prenderanno il via le riprese del suo secondo film, come regista e sceneggiatore, dove lui sarà il protagonista maschile, in un cast di tutto rispetto.

Il film racconta il vissuto di un padre che non riesce a costruire un rapporto con la figlia, rimasta orfana della madre, quando ancora era molto piccola. L'emozione e il senso di protezione di questa figura maschile che tenta, con la sua modalità grossolana, di porsi in relazione con lei, nel periodo della sua crescita, fintantoché la giovane non cambia città per seguire il percorso universitario, mostra l’infinità di un amore paterno racchiuso dall’insicurezza comunicativa che crea un’interruzione sostanziale nel rapporto.

Nell’andare della vita incontra Nina, una giovane donna che ha perso il padre quando ancora era molto piccola. Due vite che si incrociano, due destini che si coniugano uniti dallo stesso bisogno: “cercare chi non c’è, chi non è possibile afferrare”. Nina cerca disperatamente la figura di un padre, dove approdare, dove sentirsi a casa, attraverso cui risanare le sue ferite.

La figura paterna che emerge nel film, racconta di un uomo capace di tutto, anche di lottare contro sé stesso e contro tutti, dopo l'improvvisa scomparsa della figlia. Sa di non essere stato un padre impeccabile. Nonostante tutto combatte per ritrovare sua figlia. S’immerge nella terra sconfinata della malavita, entra in contatto con un mondo ai margini, pur di ritrovarla, pur di sperare ancora di poter costruire con lei qualcosa d’importante.

Massimo Bonetti, nelle vesti del protagonista, cerca la figlia con la quale non è riuscito a trovare la giusta melodia per incontrarsi in una relazione nutritiva. Entrambi sono alla ricerca di una presenza viva e vitale che possa riscaldare l’anima. Per anni hanno cercato d’incontrarsi, ma più che un incontro è stato uno scontro d’anime.

Tutto questo in un affresco invernale fatto di pioggia, semafori rossi e verdi, colori autunnali, giochi di luci e ombre, verità e bugie, parole dette e silenzi sconfinati che creano perturbazioni emotive intense e dense di significati ulteriori.

È una perfetta alchimia di tutto nell’imperfetta perfezione del nulla, perché si sa, quando due persone non riescono a incontrarsi si smarriscono nello spazio ghiacciato del nulla. Solo l’amore può sciogliere quell’incantesimo ghiacciato e riportare calore a cuori inariditi e freddi. C’è solo da augurarsi che non sia troppo tardi.

Un film, questo, che sarà girato stando attenti alla verità delle scene, soprattutto quelle di azione, allontanando ogni "vizio" americano per rendere ogni scena assolutamente vera, sia nella recitazione sia nella tecnica, pur nella ricerca della perfezione cinematografica e nella capacità di catturare lo spettatore.

La profondità del racconto e delle emozioni intessute nella trama offrono un terreno fertile per condurre lo spettatore a riflettere sull’importanza del rapporto con i propri figli, con sé stessi e con le persone che si amano. Questo è un film ricco di coralità dell’incontro, intrecciato in un dialogo continuo imbevuto di silenzi parlanti, dove il fil rouge è la capacità di stare e vivere l’incontro. In fondo ogni vita vera è incontro, qualunque esso sia. Nell’incontro sta l’essenza e il significato della vita stessa, laddove l’incontro è ferito si perdono le coordinate di sé e dell’altro.

È un film di speranza e volontà, di voglia e desiderio, di traccia e testimonianza, di amore e accoglienza. Un film che si pone come capolavoro da lasciare in dono a qualcuno di veramente importante. Per Massimo Bonetti quel qualcuno è sua figlia Lucia. È un film per Lucia, il regalo di un padre a una figlia speciale che le ha regalato una seconda vita, che le sta insegnando cosa significa vivere in relazione all’altro, cosa rappresenta l’amore e l’incontro autentico con una parte essenziale di sé.

Sentire parlare Massimo Bonetti di questo suo poderoso lavoro è come trovarsi all’improvviso dentro al set, protagonista e spettatore al tempo stesso. L’intensità con cui narra ogni minimo particolare emoziona e qualche lacrima, nelle parti più intense del racconto scende lieve nel volto. Con lui si vive l’emozione pura dell’attimo, si coglie l’essenza del messaggio che vuole inviare, si assaggia la fatica di trovare la giusta espressione, il giusto tono, la perfetta partecipazione emotiva, quella comunicazione che giunga direttamente al cuore.

Lui narra, passo passo, la scena, la recita, gli dà enfasi, ne traccia le linee essenziali della regia spiegando come dovrà essere catturata l’immagine. Raccolta e recita ogni battuta costruendo ogni personaggio, dà corpo e immagine, suggerisce l’espressione, cattura i volti in un frame tutto personale. I lineamenti narrano l’essenza del messaggio da inviare come se fosse una pellicola fotografica su cui non solo una sceneggiatura è impressionata ma anche una moltitudine di emozioni vissute sono tracciate in maniera indelebile.

È un turbine incessante di passione, professionalità, voglia di lasciare qualcosa che non sia sgretolato dal tempo che passa. Il nostro è stato un incontro denso di vita, vissuto, amore, voglia di non perdersi nulla di questo accadere chiamato vita. Questo film è una traccia narrativa che funge da testimone per il domani del suo essere padre, con le perturbazioni di una vita spesa per l’amore del lavoro, attraversata dal dolore, solcata dagli abbandoni, penetrata da scelte forti e radicali.

Un padre come ce ne sono tanti che profondamente ha voluto essere padre ma che si trovava con in mano solo un pugno di aria con cui non si può costruire nulla. Tuttavia, da quell’aria che serve a respirare, che è vita nonostante la fragilità che porta in sé si può trovare la forza, la determinazione, la volontà di esserci fino all’ultimo respiro in una lotta incessante contro il male che ruba vite e non restituisce che corpi smembrati dalla morte.

La curiosità nell’ascoltarlo regala una domanda che non può restare sospesa: Cosa conosce tua figlia Lucia di questo progetto? Lei, adesso inizia a comprendere, è un po' più grande. È curiosa. Si interessa. Vuole sapere. Fa domande.

Cosa ti ha spinto a creare questa sceneggiatura? Da quando è nata Lucia ho sempre sentito il bisogno di lasciarle qualcosa di tangibile, volevo, per lei, qualcosa di importante che esprimesse il significato profondo che lei ha nella mia vita. Ho pensato a questa sceneggiatura. Certo non potevo mettere una bambina piccola, così ho immaginato Lucia da grande.

Dove sarà girato il film? Verrà girato in parte in Friuli, per il 30% in Ungheria. Lì verranno girate le scene finali.

Questo lavoro di Massimo Bonetti non è un film scontato, ha in sé un significato profondo che si pone come un ponte tra due persone che cercano d’incontrarsi, che si rincorrono, che si amano senza avere il coraggio di dichiararselo. Spesso tra una figlia e un padre la difficoltà che nasce è data dalla rottura della comunicazione che crea un abisso di vuoto, dove ritrovarsi è arduo. Il messaggio che giunge con questa sceneggiatura è profondo e tutti possono trovare uno spunto di riflessione. Non resta che correre a vederlo appena uscirà nelle sale cinematografiche.


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