Love in the City

Perché Sanremo sa unire l'Italia


È innegabile, la musica coinvolge in un turbine di emozioni, piacere, leggerezza che nonostante le mille e più considerazioni, quando c’è un programma che propone canzoni, anche la persona più scettica, è attaccata al video, incuriosita dalle novità o semplicemente attratta dal tradizionale. Fiumi di parole vengono scritte, gli opinionisti si scontrano nei vari talkshow, eppure è fuori di dubbio che la musica è uno strumento di grande attrazione.

Qualcuno cantava “sono solo canzonette”, senza dubbio però alcuni generi musicali entrano all’interno della nostra mente restando lì per sempre, così da utilizzare il ritornello sotto la doccia o in un momento di relax. C’è chi canticchia anche solo per scacciare un momento di rabbia, chi per farsi trasportare da un attimo di leggerezza, chi non resiste al richiamo del ritornello invitante mentre è alla guida o cerca di risolvere un problema al lavoro. Insomma, la gamma umana si perde in mille sfaccettature, ma il nodo della questione resta sempre lo stesso:

perché guardiamo questo genere di programmi? Che cosa attira nonostante i mille scetticismi che nascono ogni volta che viene riproposto dal palinsesto TV la stessa programmazione che si sussegue di anno in anno? All’intramontabile Sanremo si sono affiancati molti altri programmi che trattano musica.

Sky da molti anni (12!) propone un format ormai vincente con XFactor. Stessa modalità, stesso cliché eppure è un programma che ottiene un gran numero di share. I giudici si susseguono di anno in anno ma l’attrazione che cattura l’ascoltare non solo è data dalla possibilità di sfondare nel mondo della musica (la stessa che si ritrova in Sanremo) ma anche dal sogno che diventa realtà dove tutti possono accedere almeno per avere una possibilità.

Amici è un altro format che alla musica aggiunge un’altra disciplina, la danza, eppure è un programma che mantiene alto l’ascolto nonostante abbia sempre la stessa struttura. Il fine è la ricerca di un talento musicale o della danza da mettere nel mercato artistico. Così uno stuolo di persone, di tutte le fasce d’età, resta attaccata al televisore catturata dal sogno e dalla curiosità di veder sbocciare un nuovo talento, nel frattempo canticchia le canzoni che propongono.

Possiamo scomodare la scienza che ci viene incontro ricordandoci un aspetto significativo: tutti noi siamo uguali davanti alla legge della musica e perché no della danza, disciplina quest’ultima che ha sempre una base musicale.

Ciò sta a significare un aspetto importante ovvero: capolavori e canzonette attivano gli stessi circuiti neurali nel cervello che compongono la “camera della musica”. La spiegazione diventa interessante e i “dipendenti” dalla musica possono mettersi tranquilli c’è una spiegazione che fa comprendere l’importanza di ascoltare musica.

Che dire la “camera della musica” del cervello viene ben evidenziata dai ricercatori americani attraverso la risonanza magnetica. Questa zona del cervello si accende in maniera identica sia per la classica sia per l’hip-hop, qualunque sia il ritmo e la melodia. Allora la frase ormai storica che ogni febbraio riecheggia in TV: “Perché Sanremo è Sanremo” ha il suo perché!

C’è chi lo demolisce nei Social, chi lo critica, chi lo snobba, chi lo adora, chi vorrebbe toglierlo dal palinsesto Rai eppure è dal 1951 che, di anno in anno, si presenta ai telespettatori (dapprima solo attraverso la radio poi in televisione). Qualche motivo ci sarà se ancora è così vincente il suo format.

Le note hanno in sé una magia ancestrale che coinvolge ogni individuo di ogni fascia d’età, così anche senza volerlo ci ritroviamo a tenere il tempo con i piedi, a canticchiare mentalmente, per non parlare dei ritornelli che restano in mente per giorni.

Saremmo tutti affetti da musicofilia? Non è poi così male.

Sicuramente i format come Sanremo, XFactor, Amici, dove la musica è al centro del programma, riescono a cambiare lentamente così da non sfidare la naturale diffidenza per le novità, tenendo insieme le generazioni. La canzone d’autore, che ieri ci separava dai nostri genitori, oggi ci unisce ai nostri figli

Com’è possibile che questi programmi continuano ad avere successo?

Semplicemente perché sono parte integrante del nostro vivere, del nostro quotidiano, della tradizione che rassicura nonostante le mille critiche che incontra. Sono programmi che rassicurano, che parlano del nostro paese, che raccontano la storia artistica che nasce, si sviluppa e matura nella nostra terra. Sono parte della nostra storia, del nostro vissuto, del nostro essere italiani.

“O sole mio” si canta in tutto il mondo, un motivo ci sarà? Non credete?

In questi programmi, nell’immaginario collettivo, si aggiunge la bravura dei conduttori, l’atmosfera che riescono a creare, la simpatia comica che innescano affiancandola alla musica. Sono programmi che funzionano perché non escludono, anzi tendono a far incontrare, a unire in un discorso unico.

Cosa ne pensano i Millennials di Sanremo?

Se da una parte sono attratti da altri generi di programma, la curiosità li spinge a darci una sbirciatina. Così sera dopo sera tutto sommato l’attenzione è catturata e la musica innesca la sua atmosfera di spensieratezza.

È fuor di dubbio che un programma longevo ha il suo perché. Vedere per credere!


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