Love in the City

Se essere perfetti diventa un'ossessione


Accade, nel tempo ristretto di pochi mesi, il buio totale, l’impossibilità di un aiuto, la chiusura verso il mondo, la ricerca di un qualcosa che non arriva mai, l’immagine riflessa che fa paura, non piace, deve essere modificata nella relazione spasmodica con un corpo che rispecchi le proprie attese. Un corpo ostaggio, di un desiderio, che mai sarà adeguatamente nutrito. La rincorsa frenetica verso la perfezione idealizzata non importa cosa mette in gioco, l’importante è arrivare là, dove lo sguardo trova un ancoraggio.

L’asticella della mèta si sposta sempre di più, così che il viaggio si fa intenso, al limite della sopportazione fisica, il corpo si consuma, si nullifica abbracciando l’immagine emaciata di un corpo giovane perforato dal vuoto immenso della paura di esistere.

Lorenzo, 20 anni, muore per anoressia.

Siamo sempre stati abituati a incontrare giovani anoressiche, da un po' di tempo, la ferita del corpo ostaggio ha abbracciato anche il mondo maschile.

È facile rimanere intrappolati nella morsa del disturbo alimentare, soprattutto nel periodo adolescenziale, anche se attualmente è un problema che abbraccia una fetta significativa di persone che dell’adolescenza hanno solo un ricordo.

Alla soglia degli 82 anni Jane Fonda ha avuto la forza di parlare della sua fedele compagna di viaggio che, all’interno di alti e bassi, non l’ha mai abbandonata. Anoressia e bulimia, le facce della stessa medaglia, che hanno vissuto a stretto contatto con la diva americana. La sua vita da favola non l’ha protetta dal vivere un problema profondo, intrappolandola in una frenetica ricerca della perfezione corporea alternando momenti, dove il cibo era bandito a momenti, dove l’abbuffata rappresentava un’isola apparentemente felice seguita dallo svuotamento, perché il senso di colpa era troppo forte. Estenuanti sedute in palestra per consumare le calorie ingerite, per modellare un corpo consumato dalla fatica di restare in ottima forma senza un attimo di rilassamento. La chirurgia plastica e la medicina estetica hanno ancor più aiutato la sua ricerca di perfezione, divenendo una vera dipendenza. Oggi Jane ne parla con disinvoltura e dice in una recente intervista alla notte degli Oscar: “finalmente a 82 anni ho imparato ad accettare il mio corpo! Basta con la chirurgia plastica e con l’incubo del cibo”.

Di anni e dolori ne sono passati, è stata una lotta dura, poi alla fine, ha compreso che la vera strada è amarsi, accettarsi, comprendersi tanto da far diventare i propri limiti delle risorse uniche e inimitabili. Bisogna solo imparare ad accettare ciò che siamo, trovando le caratteristiche che rendono unici.

Ahimè, nel mondo dei disturbi alimentare le luci della vita, per molti, piano piano si attenuano, fino a spengersi. È un calvario che urla il suo dolore nascosto in un corpo distante, torturato, messo a dura prova.

Sono persone perfezioniste, che non ammettono lo sbaglio, cercano di gestire la propria vita in maniera rigida, pretendono che tutto sia rigorosamente perfetto. L’imperfezione è sinonimo di “non andare bene”, “di essere sbagliato(a)”, di “non essere visti dall’altro(a)”, non deve assolutamente rientrare nel proprio modo di vivere. Se qualcosa non rientra nella linea tracciata allora accade che quel qualcosa s’incrina, arriva l’esordio chiassoso del sintomo. Il cibo diventa il nemico numero uno, quell’oggetto misterioso da combattere con tutte le forse, l’unico responsabile del malessere. Scegliere una vita di carestia o un percorso di abbondanza poco importa, il nemico numero uno è: il cibo.

Da dove prende vita tutto questo? Perché c’è la ricerca di un corpo idealizzato? Cosa porta a nutrirsi poco o in maniera abbondante?

Il discorso è infinito, tanto da perdersi in fiumi d’inchiostro. Gli specialisti di varie discipline si sono interrogati su questo problema ma ancora la strada da percorrere è ardua. Basti pensare che l’esordio, generalmente, è nella fase dell’adolescenza. Periodo, questo, che innesca una serie di risposte e aspettative molto alte. La ricerca di un’immagine perfetta, che assomigli alle modelle delle riviste, delle passerelle di moda, delle influencer che popolano i Social è l’unico (almeno così sembra) desiderio che abita il mondo delle giovani, e non solo.

Nonostante da alcuni anni, molti stilisti hanno abbracciato l’idea di proporre in passerella modelle un po' più in “carne”, l’idealizzazione della magrezza resta sempre un chiodo fisso. Ciò che passa è: “un corpo magro è bello! Un corpo in carne è da combattere”.

Eppure, la sensualità di donne che mostrano le loro forme con disinvoltura non ha nulla da temere in relazioni alle acciughe, tutte pelle e ossa, che sinuose si muovono sotto i riflettori delle passerelle più importanti o appaiono nelle campagne pubblicitarie nei Magazine.

Monica Bellucci ne è un esempio. Jennifer Lopez ha fatto del suo abbondante lato B un mezzo indiscusso della sua sensualità e del suo successo. La modella curvy Ashley Graham mostra con orgoglio il suo corpo morbido e generoso. Le sorelle Kardashian non sono da meno.

Questi esempi non sembrano sufficienti per promuovere un cambiamento di rotta. Molte giovani donne, adesso anche giovani ragazzi, abbracciano il difficile viatico della magrezza ossessiva che spesso sfocia in difficoltà enormi mettendo a rischio la vita stessa.

Purtroppo, la nostra società ha creato immagini iconiche che si sono impigliate nella mente dei più divenendo l’obiettivo da raggiungere. Il dramma che emerge, laddove la persona vive il fallimento di quell’ideale da raggiungere, incontra le nicchie di piccole imperfezioni corporee, è così immenso che può condurre nel territorio ghiacciato del nulla dove il ritorno è faticoso.



  • Instagram Social Icon
FOLLOW ME
  • Black Instagram Icon
SEARCH BY TAGS
Non ci sono ancora tag.
FEATURED POSTS
ARCHIVE