Love in the City

Che sofferenza non potersi più toccare


La quarantena sta finendo e il virus se ne sta andando (si spera). Siamo ancora soli, non è una novità in questo tempo assurdo, dove tutto è rimasto congelato all’interno della solitudine, del distanziamento sociale, della chiusura forzata in casa, del blocco totale della socializzazione nei luoghi di aggregamento.

Un tempo lunghissimo, dove si sono susseguite, giorno dopo giorno, notizie dolorose, scelte coraggio, speranze che spesso hanno cozzato con verità disarmanti. Dolore, tanto dolore.

Ci siamo inventati di tutto per non sentire il gelo della solitudine, della mancanza di contatto, del bisogno dell’incontro corpo-a-corpo.

Uno schermo, una videochiamata, una diretta Facebook, una chiamata WhatsApp con le amiche in contemporanea, un film guardato insieme con l’aiuto della tecnologia di Netflix, una foto postata sul profilo che ritrae un momento della giornata passata in quarantena tra pulizie, torte fatte in casa, allenamenti fitness improvvisati nel soggiorno, non sostituisce la magia dell’esserci l’uno in presenza dell’altro. L’incontro con l’altro, il contatto fisico, la carezza, il sorriso, le emozioni, dello stare vicini, si sono perse nella memoria.

Soprattutto per noi italiani, amanti del contatto, della magia dell’incontro, della voglia di divertirsi, toccarsi, abbracciarsi. Una fatica la distanza, una sofferenza doversi reprimere nelle manifestazioni d’affetto. Eppure, si deve assolutamente fare.

Perché il contatto è così importante? Che cosa può provocare la mancanza di contatto?

“Ogni vita vera è incontro”, ci ricorda Martin Buber, uno dei grandi Maestri del Novecento appena trascorso.

Ogni vita inizia dall’incontro e dal contatto con l’altro materno, per poi aprirsi in tutta la sua organizzazione sociale, culturale, storica, emotiva, comportamentale, cognitiva, fenomenologica, nel mondo della vita.

Ogni vita è anche apertura conoscitiva e ermeneutica di quella genesi che appartiene alla persona in tutta la sua esperienza mondana. La nostra esperienza si fonda essenzialmente sull’incontro con l’altro e sul contatto che permette di mettere in gioco le emozioni, di tradurle in esperienze, di sentirle battere dentro alla nostra coscienza.

L’incontro e il contatto sono esperienza del vivere umano in tutte le sue possibilità, è quel luogo in cui ci si trova e ritrova nei rimandi del quotidiano e della propria e personalissima storia di vita, nel pieno compimento dell’esistenza. L’incontro contatto è il territorio della relazione.

Lo spazio tra le persone, che è spazio costruttivo e costitutivo del Sé. È lo spazio del racconto che dà vita alla trama dell’esistenza.

Il contatto è il viaggio spontaneo verso l’altro, è il colmare le distanze tra me e te. Perché l’uomo è qualcosa di più che vivere. La fame di pelle è uno stimolo che nasce sin da subito, è vitale, in questo tempo di quarantena e di vita online, la mancanza di contatto fisico ci fa sentire soli.

Il contatto non è un bisogno legato solo all’incontro intimo, è qualcosa di più profondo, viscerale, le persone hanno una propensione umana al bisogno di toccare ed essere toccati.

La mancanza di contatto, di affetto causa problemi psicologici, e non solo.

Mentre il mondo si sta difendendo dal Covid-19, il problema della mancanza di contatto cresce. Connettersi sui Social non è come incontrare qualcuno a pranzo e dare loro un abbraccio.

Cosa può produrre la mancanza di contatto?

Gli effetti della mancanza di contatto e dell’incontro con l’altro sono reali. Può portare a sviluppare depressione, solitudine, stress e conseguenze sulla salute che peggiorano nel tempo.

I disturbi d'ansia sono i primi campanelli d’allarme così come i disturbi dell'umore.

È importante sapere che questa mancanza, questa fame di contatto, non è una condizione permanente. Il modo per trovare un nutrimento e saziare il bisogno di contatto è trovare il soddisfacimento al bisogno attraverso il tocco umano e l'interazione.

Ritrovare e risperimentare il contatto può aiutare ad uscire da questa chiusura malinconica dettata dalla quarantena?

Certo che si! Ritornare alle proprie quotidiane abitudini aiuterà a superare questo momento di dolore e angoscia, di morte e smarrimento.

La necessità del contatto di un altro essere umano per le persone può portare a ridurre la sensazione della loro solitudine, l’ansia e la depressione.

Un abbraccio è davvero così potente?

L’abbraccio autentico è la via maestra per superare la fame di pelle. L’abbraccio permette di raggiungere gli altri intorno a te. Spesso basta solo stringere una mano per sentirsi accolti, riconosciuti, vivi.

Un abbraccio, sfiorare qualcuno o anche solo toccare qualcuno, può fare la differenza nel tuo mondo, nella tua esistenza, nel tuo essere persona.

Il tempo che ci sarà da percorrere sarà ancora dettato da regole per salvaguardare la salute nostra e degli altri, ricordatevi però che ci possiamo abbracciare anche con lo sguardo catturando l’anima dell’altro, facendo fluire emozioni sopite, offrendo la nostra presenza in un incontro autentico seppur con il distanziamento.

Nulla si perde, tutto ritorna. Il primo abbraccio sarà intenso come il primo bacio.


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